5 agosto 2020
Aggiornato 06:30
Audizione sulla crisi dei call-center

Grave l’assenza dei rappresentanti delle banche

L’audizione era stata richiesta dal Consigliere regionale Fi-Pdl Luca Pedrale, per fare il punto sul difficile momento che i gestori di attività di telemarketing e call-center stanno attraversando

TORINO - Oggi in Commissione Industria si è svolta l’audizione di tutte le imprese di call-center del Piemonte, una realtà importante di aziende che danno lavoro a circa 10 mila dipendenti in tutta la regione. L’audizione era stata richiesta dal Consigliere regionale Fi-Pdl Luca Pedrale, per are il punto sul difficile momento che i gestori di attività di telemarketing e call-center stanno attraversando, soprattutto per la stretta creditizia che il settore sta subendo in questi mesi.

«Paradossalmente – dice Pedrale - la maggior parte di queste aziende è in crescita, ricevono committenze, ma in eguale misura le banche non concedono più credito. Un operatore, in rappresentanza di un’azienda, durante l’audizione ha fornito il dato preciso che a fronte di un aumento di committenza del 35 per cento vi era stata una riduzione dei fidi bancari nei suoi confronti del 37 per cento».

«Questa situazione – precisa l’esponente azzurro - sta mettendo a repentaglio l’esistenza di queste aziende, che normalmente hanno clienti che pagano a 180 giorni mentre ogni mese loro devono pagare gli stipendi ai dipendenti. I costi del personale per le aziende di call-center hanno un’incidenza del 92 per cento su tutte le spese. Da qui si capisce che la liquidità bancaria è fondamentale per questo settore».

«Tra l’altro – spiega il consigliere – questa situazione appare ancora più ingiusta alla luce del fatto che il settore dei call-center, grazie a nuove normative e ad accordi sindacali, ha ridotto fortemente il precariato e ora una buona percentuale dei dipendenti è ormai contrattualizzata a tempo indeterminato. Per di più questi dipendenti, che ricadono nel settore dei servizi, non hanno gli ammortizzatori sociali di cui invece possono disporre i lavoratori del settore dell’industria, e oltre un certo numero di dipendenti anche le imprese del commercio. Pertanto c’è il rischio concreto che molti cittadini piemontesi rimangano senza lavoro non tanto per la crisi economica, quanto per l’ingiustificata e assurda riduzione del credito da parte delle banche verso aziende di call-center che sono in realtà molto solide».

«Sottolineo – aggiunge Pedrale - la gravità dell’assenza dei rappresentanti dell’ABI e delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Torino e San Paolo all’audizione odierna. Non hanno comunicato la loro assenza né hanno inviato memorie scritte, e questo è molto poco rispettoso nei confronti dei lavoratori e delle imprese interessate, come è poco rispettoso nei riguardi dell’Istituzione del Consiglio regionale del piemonte. Per questo motivo ho richiesto al presidente della Commissione Industria Juri Bossuto la convocazione urgente dei rappresentanti del Consiglio regionale del Piemonte all’interno delle Fondazioni San Paolo e Cassa di Risparmio di Torino, per lamentare l’assenza dei rappresentanti delle stesse fondazioni all’audizione». E conclude: «Mi farò poi carico di un incontro con il vicepresidente della Regione Peveraro per valutare la possibilità di estendere il sistema Confidi alle imprese del settore servizi, come appunto sono quelle dei call-center e del telemarketing».