30 ottobre 2020
Aggiornato 23:00

Ferrara: Guardiola o Lippi? Io sono Ciro e alleno la Juventus

Confermato allenatore bianconero: «Niente paragoni»

TORINO - Non vuole sentire il suo nome accostato a quello di Josep Guardiola o di Marcello Lippi, prenderà dagli altri suoi vecchi allenatori come Carlo Ancelotti e Fabio Capello «i pregi ma anche i difetti», chiarisce che la sue parole d'ordine sono «coerenza e rispetto dei ruoli», non dichiara quanto guadagnerà, «il giusto, non è stato un problema, non c'é stata trattativa», non vuole fissare obiettivi pubblici, «perchè non credo ai proclami che piacciono a giornalisti e tifosi, ce li porremo invece con i giocatori».

Seconda... prima volta per Ciro Ferrara, presentato questa sera dalla Juventus come nuovo-vecchio allenatore della squadra bianconera, confermato in panchina dopo avere guidato la squadra nelle ultime due giornate del campionato appena concluso al secondo posto proprio grazie alle vittorie contro Siena e Lazio. «E' indubbio che io venga dalla scuola di Lippi, ma non fatemi leggere domani i paragoni con Guardiola e con i risultati che ha ottenuto alla prima volta da allenatore alla guida del Barcellona», ha detto Ferrara nella conferenza stampa di presentazione tenuta ieri sera a Torino. «Non ho paura, ma ci sono la voglia e la consapevolezza di essere di fronte ad un impegno bellissimo ed impegnativo, ma mi sento pronto come lo ero tre settimane fa e come avevo detto alla società. Rischi, pericoli e paure devono esistere per crescere, migliorare e fare attenzione ai minimi particolari».

Ferrara, in concorrenza con altri allenatori come Luciano Spalletti ed Antonio Conte, non si sente una seconda scelta. «Io al posto della società avrei agito allo stesso modo, è stato giusto prendere tempo per valutare e consultare altri allenatori, per arrivare a una scelta oculata e ponderata valutando rischi e vantaggi», ha detto l'allenatore bianconero. «Tre settimane fa avevo assunto l'incarico anche in maniera spensierata, ma una volta saputo che in corsa c'ero anche io, ho sempre avuto la speranza. In questi cinque giorni con la nazionale sono sempre stato in contatto con la società per quelli che potevano essere i programmi».

Nazionale nella quale occupava il ruolo di vice allenatore e che ha lasciato nel pomeriggio alla vigilia dell'amichevole con l'Irlanda del Nord: «L'intento era fare l'ultima partita, ma non è giusto, perché anche se è solo un'amichevole la testa era già alla Juve. «Mi hanno chiamato il direttore sportivo Alessio Secco e l'amministratore delegato Jean-Claude Blanc dopo l'allenamento di oggi a Coverciano. Vicino a me c'era lo staff, hanno condiviso la mia gioia, sapevano che ci tenevo. Lippi mi aveva dato la sua disponibilità e devo ringraziare tutta la federazione per la grandissima possibilità che mi avevano dato ai Mondiali del 2006 e ridato al ritorno di Lippi».

Definendo «formativa» l'esperienza in azzurro, al pari di quella maturata alla guida del settore giovanile, dove gestiva «più di cento persone e tutti i ragazzi del settore giovanile», Ferrara ha però ammesso che ora avere ache fare con in professionisti della prima squadra «sarà un altro discorso». L'ex difensore ha quindi rivelato di non avere mai pensato che il suo futuro potesse essere in panchina prima dell'esperienza in azzurro. «E' stato determinanta l'esperienza con Lippi ai Mondiali, mi ha fatto riassaporare il campo e la voglia di tornare a partecipare alla competizione». Nel suo staff avrà Maddaloni, Sormani e Rampulla, «sono confermati», mentre «per i preparatori atletici stiamo valutando», ha detto Ferrara.

«C'é tempo, ricordando però che per me questo settore è molto delicato, ci tengo in maniera particolare».

Stamattina l'ex tecnico bianconero Claudio Ranieri lo aveva stuzzicato sostenendo che la Juve «avrebbe vinto le ultime due partite di campionato anche senza allenatore». Ferrara ha risposton in maniera stizzita: «Ha perfettamente ragione, avevo promesso 7 punti in due partite e ne ho fatti solo 6, cercherò di fare meglio la prossima stagione», ha detto. Correggendo poi leggermente il tiro: «L'obiettivo era centrare il secondo posto ed è stato raggiunto grazie a quello che la squadra ha fatto in 15 giorni, ma anche grazie a quello che aveva fatto nel corso di tutta la stagione, anche se reduce da brutto periodo».

Puntare su un allenatore giovane, seguendo tra l'altro la strada tracciata dal Barcellona con Josep Guardiola, può servire secondo Ferrara ad alleggerirlo di un po di peso. «Hanno fatto capire a tutti che magari anche un allenatore giovane può fare grandissime cose», ha detto. «E anche la scelta del Milan con Leonardo va in questa direzione». E poi spazio alla Juve che sarà, a cominciare dall'arrivo dal Werder Brema del brasiliano Diego. «E' un grandissimo calciatore, ma va inserito in un contesto ed in un modulo che dovrà essere diverso da quello degli ultimi due anni, quindi valuteremo con la società quelli che potranno essere gli uomini adatti per un certo tipo di compito, ma sarebbe sbagliato costruire la squadra intorno a un solo giocatore, perché pur campione, il singolo dovrà mettersi a disposizione del gruppo. Le qualità del singolo vengono fuori grazie alla squadra, Diego non sarà l'accentratore delle soluzioni tattiche, ce ne saranno diverse».

E spazio alle idee. «La difesa a quattro non si dovrebbe toccare, poi probabilmente si giocherà con tre centrocampisti, una mezza punta e due attaccanti, ma i numeri non sono assoluti, si può variare, in base agli acquisti e alla rosa», ha detto Ferrara. «Mi piace un calcio di movimento, di qualità e con una condizione fisica che permetta di reggere l'intera stagione, con giocatori che garantiscono questo tipo di rendimento. Ma la cosa principale è che in campo ci si metta a disposizione l'uno dell'altro, che ci si diverta a giocare. Una squadra che si sappia adattare ad avversari ed esigenze, affamata nella riconquista e cattiva nel possesso».