16 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Congiuntura piemontese: nel I trimestre 2011

Piemonte, la produzione industriale aumenta del 6,8%

Le industrie dei metalli, meccaniche e tessili trainano il comparto manifatturiero regionale

TORINO - Prosegue anche nel I trimestre del 2011 il cammino di ripresa dalla profonda crisi internazionale che ha travolto anche il comparto manifatturiero piemontese nel biennio 2008-2009: per il quinto trimestre consecutivo, infatti, la produzione industriale è in crescita.
Nel periodo gennaio-marzo 2011, la variazione tendenziale grezza della produzione industriale sullo stesso trimestre dell’anno precedente è stata, infatti, di +6,8 punti percentuale, risultato migliore rispetto a quello registrato a livello nazionale (+3,3%, fonte: Unioncamere Nazionale).
La buona performance del tessuto produttivo locale si associa ai risultati altrettanto incoraggianti realizzati dagli altri principali indicatori: gli ordinativi interni concretizzano un aumento dell’8,2% rispetto al I trimestre 2010, e quelli esteri crescono dell’11,5% rispetto allo stesso periodo. Anche il fatturato totale appare in crescita: le imprese manifatturiere piemontesi registrano, mediamente, un incremento tendenziale del fatturato totale del 12,5%, sostenuto da un’espansione del 14,2% del fatturato estero.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla 158ª «Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera» realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione è stata condotta nei mesi di aprile e maggio 2011 con riferimento ai dati del periodo gennaio-marzo 2011, e ha coinvolto 1.202 imprese industriali piemontesi, per un numero complessivo di 91.084 addetti e un valore pari a 40 miliardi di euro di fatturato.

«È con soddisfazione che rileviamo come l’industria manifatturiera piemontese abbia imboccato con sicurezza la strada della ripresa - commenta Ferruccio Dardanello, Presidente Unioncamere Piemonte -. Un risultato, questo del I trimestre 2011, particolarmente confortante perché l’incremento della produzione viene raffrontato con un dato, quello del I trimestre dello scorso anno, che era già in crescita. Per ora, l’unico motore della ripresa sembra essere quello dei mercati internazionali, che assorbono quote crescenti di prodotti made in Piemonte: occorre quindi, affinché lo sviluppo non sia squilibrato, attivare subito efficaci politiche per sostenere e stimolare anche la domanda interna».

A partire dal I trimestre 2011, l’indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese subisce alcune importanti modifiche. Si è abbandonata, in primo luogo, la Classificazione delle attività economiche Ateco 2002, per adottare la nuova Classificazione delle attività economiche Ateco 2007: questo passaggio ha condotto alla ridefinizione dell’universo delle imprese manifatturiere piemontesi, con l’introduzione di nuove imprese nel campione e l’eliminazione di quelle non più considerate manifatturiere in base alla nuova classificazione. La seconda novità riguarda l’estensione dell’indagine alle imprese della classe dimensionale 2-9 addetti. Infine, anche il questionario sottoposto alle imprese ha subìto alcune correzioni, in un’ottica di omogeneizzazione dell’indagine relativa al Piemonte con quelle condotte dalle Unioni regionali delle Camere di commercio dell’Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, e da Unioncamere Nazionale.
L’introduzione delle modifiche metodologiche descritte fa sì che i risultati di questa indagine non siano statisticamente confrontabili rispetto a quelli delle precedenti rilevazioni.

La performance del tessuto produttivo locale trae origine dai buoni risultati concretizzati in quasi tutti i settori dell’economia regionale. Le industrie dei metalli registrano un incremento tendenziale della produzione industriale pari al 16,1%, seguite dalle industrie tessili e dell’abbigliamento, che segnano una variazione del +12,0%. Anche le industrie meccaniche realizzano una crescita superiore alla media regionale (+9,4%), mentre lo sviluppo dell’output concretizzato dalle industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche (+6,5%) si colloca in linea rispetto al dato piemontese complessivo. Risultano inferiori alla media regionale, ma pur sempre positive, le variazioni registrate dalle industrie elettriche ed elettroniche (+3,8%) e da quelle alimentari (+2,5%), mentre il comparto dei mezzi di trasporto subisce un calo del 2,1% rispetto al I trimestre del 2010.

Anche a livello territoriale, si rilevano buone performance in tutte le province. Biella concretizza, per il quarto trimestre consecutivo, il risultato migliore (+12,7%). Risultano superiori alla media regionale anche gli incrementi tendenziali realizzati dalle province di Vercelli (+10,9%), Torino (+8,1%) e Novara (+7,2%). Il cuneese e l’alessandrino concretizzano incrementi tendenziali della produzione industriale rispettivamente pari al 5,0% e 4,1%; la crescita messa a segno dalle imprese manifatturiere del Verbano Cusio Ossola è lievemente inferiore ai 3 punti percentuale, mentre il comparto manifatturiero della provincia di Asti registra una variazione della produzione industriale del +1,6% rispetto al I trimestre del 2010.

LE PROSPETTIVE FUTURE
Le prospettive formulate dagli imprenditori piemontesi per il trimestre aprile-giugno 2011 appaiono improntate ad un cauto ottimismo. Il 27% degli intervistati dichiara di aspettarsi un nuovo incremento della produzione industriale rispetto al I trimestre, a fronte del 25% che ne prospetta, invece, un’inversione di tendenza, generando un saldo di opinione positivo per soli 2 punti percentuale. Le previsioni ottimistiche prevalgono su quelle pessimistiche anche relativamente al fatturato totale, atteso in crescita dal 31% degli imprenditori, quota che supera di 7 punti percentuale quella dei pessimisti.

Sono contrastanti, infine, le prospettive relative ai nuovi ordinativi: quelli interni aumenteranno per 31 imprenditori su 100, quota più elevata di 7 punti rispetto a coloro che ne prevedono una flessione, mentre quelli esteri cresceranno solo per il 23% degli intervistati, mentre caleranno secondo il 25%, dando luogo ad un saldo di opinione negativo.