15 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Candidatura UNESCO

«Ivrea città industriale del XX secolo»

Tutti i perché della candidatura in un un seminario internazionale. Ivrea realtà pioniestica che unisce patrimonio industriale e architettura moderna: un unicum nell'Italia dei siti Unesco.

IVREA - A sostegno della candidatura Unesco arriva il 23 e 24 marzo una due giorni organizzata da Comune, Fondaziona Guelpa, Fondazione Adriano Olivetti e ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con il sostegno di Crt, Regione e Torino Città Metropolitana.

Il seminario, di caratura internazionale, sarà occasione per portare alla ribalta di un pubblico più ampio i motivi che spingono per «Ivrea città industriale del XX secolo».

C'è da dire, prima di tutto, che il caso locale sarebbe un unicum in Italia, dove nella variegata lista dei siti Unesco non figura, però, una "città industriale", il patrimonio industriale con quello per l’architettura moderna del XX secolo, è sottorappresentato a livello mondiale e assente nella lista italiana in particolare.

A fondamento della proposta è l’elevata concentrazione dei progetti urbani e di architetture per la produzione e la collettività che si addensano nella piccola città piemontese tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, traccia della riflessione che Adriano Olivetti compie sui temi della produzione industriale e dell’organizzazione – anche sociale – del territorio. L’ampio progetto di modernizzazione che viene sperimentato e compiuto a Ivrea intercetta in modo autonomo le diverse proposte già in atto nella cultura industriale occidentale del Novecento e porterà all’elaborazione dell’idea di Comunità che, dal 1945 in poi, caratterizzerà in modo nuovo e alternativo le politiche industriali di Olivetti.

La candidatura di «Ivrea città industriale del XX secolo» costituisce un dossier pionieristico, coniugando il patrimonio industriale con quello architettonico moderno che ha caratterizzato il '900: le soluzioni e le sperimentazioni proposte in città sui temi del lavoro, della società e dell’organizzazione dello spazio toccano le maggiori questioni del secolo passato e tornano oggi di pressante attualità.

Qui in trent’anni le diverse generazioni di architetti e planner che si sono confrontati, grazie a Olivetti e alle politiche industriali e sociali tentate dalla fabbrica, con le questioni sollevate dall’industrializzazione, hanno declinato in modo autonomo i temi della modernità, sperimentando linguaggi architettonici e tecniche urbanistiche in un contesto caratterizzato da una cultura industriale avanzata e originale, capace a sua volta di promuovere analisi e proposte di interpretazione della società di grande impatto culturale e politico. Un 'eredità che non può andare persa, l'invito è quello di riconoscerla e innecae processi innovativi per la sua conservazione.