7 aprile 2020
Aggiornato 23:00
Vertenze

L3 Holding non paga, De Tomaso torna all'asta il 28 aprile

La cordata svizzero-lussemburghese fuori dai giochi. «Sfuma l'ultimo spiraglio di discussione concreta - commenta De Martino di Fiom – qui, come altrove in Piemonte, gli ex dipendenti in mobilità scivolano verso la miseria»

GRUGLIASCO - Sembrava il «meno peggio» l'epilogo che aveva portato la De Tomaso tra le braccia di L3 Holding dopo una lunga e ribattuta asta, con la quale il gruppo svizzero-lussemburghese si era aggiudicato la casa automobilistica per 2milioni e 50mila euro. E invece un colpo di scena ha ribaltato la vicenda: L3 Holding è fuori dai giochi per mancato pagamento, lo ha deciso il giudice delegato Giovanna Dominici su istanza del curatore fallimentare Enrico Stasi e la De Tomaso torna in vendita, con una nuova asta in programma per il 28 aprile prossimo.

Ed ora cosa succederà, prova a spiegarlo il segretario Fiom Piemonte Vittorio De Martino che ha seguito la vicenda fin dall'inizio: «Succederà che si ripartirà con una base d'asta di 500mila euro, che rimetterà in gioco i due contendenti in precedenza battuti ai punti da L3 Holding, i quali lo ricordiamo bene non hanno presentato alcun piano industriale per De Tomaso, essendo interessati solo al marchio». Il futuro degli 800 ex dipendenti dello stabilimento di Grugliasco e dei 120 di Livorno sembra segnato: «L3 Holding quantomeno aveva in programma 360 assunzioni tra il 2017 e il 2021 – prosegue De Martino – ma ora ovviamente sarà interdetta dall'asta. È probabile che all'appuntamento del 28 si presentino solo la cinese Ideal Time Venture e la cordata italiana Eos. Dubito fortemente che in una manciata di giorni si affacci all'orizzonte un terzo contendente munito di piano industriale, questo significa che gli ex dipendenti al momento in mobilità presto si ritroveranno senza lavoro né ammortizzatori sociali».

Per gli ex De Tomaso la mobilità è partita a inizio 2015 e durerà 3 anni per i lavoratori al di sopra dei 50, due per quelli al di sopra dei 40 e un solo anno per tutti gli altri, si affaccia quindi il problema della ricollocazione: «Gli ammortizzatori sociali andranno pian piano a spegnersi, il caso De Tomaso è assimilabile a molti altri, ci sono 40mila lavoratori nel torinese destinati a ritrovarsi senza un reddito e a scivolare pian piano verso la miseria – rincara il segretario Fiom – da parte nostra continuiamo a chiedere un tavolo di confronto con le imprese, affinché sul piano delle nuove assunzioni si prenda in esame seriamente il ricollocamento dei tanti che hanno perso il posto di lavoro e si ritrovano in una fascia d'età rischiosa, perché ancora lontana dalla pensione».