12 agosto 2020
Aggiornato 07:30
Crisi De Tomaso

De Tomaso, nessun acquirente in vista

Si teme il peggio per l'asta del 28. Ancora nessun interessato con piano industriale, lo conferma l'assessore Pentenero. La Fiom chiede alla Regione un tavolo di trattativa.

TORINO – La data del 28 aprile si avvicina e sale la tensione per le sorti della De Tomaso. Stamattina i rappresentanti degli ex dipendenti hanno manifestato davanti alla sede dell'assessorato al Lavoro della Regione, sottolineando ancora una volta la preoccupazione per l'alto numero di posti di lavoro in balia del nuovo «giro d'asta», dopo il clamoroso «bidone» di L3 Holding, che si era aggiudicato la casa automobilistica per 2milioni e 50mila euro ma non ha versato un centesimo.

E le cattive notizie continuano a «piovere», a darle stavolta è direttamente l'assessore competente Gianna Pentenero proprio durante l'incontro con i rappresentanti dei lavoratori: «La Regione Piemonte ha mostrato la massima attenzione alla questione e ammetto che siamo rimasti esterrefatti dal fatto che la società che si è aggiudicata la gara non abbia versato quanto dovuto. Ad oggi, non ci sono notizie di altre aziende che siano interessate a partecipare al bando, che scade a fine aprile, con un piano industriale». Proprio come si temeva, anche se l'assessore getta acqua sul fuoco annunciando di aver presentato al ministero del Lavoro un piano per il ricollocamento di circa 800 lavoratori del settore della meccanica: «Il progetto dovrebbe essere approvato a breve e potrà interessare anche i dipendenti della De Tomaso – spiega Pentenero - contiamo poi sull'utilizzo dei fondi europei e soprattutto sulla conclusione del percorso del Jobs Act, che dovrebbe mettere a disposizione nuovi strumenti».

Di diverso avviso i rappresentanti sindacali: «Siamo rimasti delusi dall'incontro di oggi – commenta Vittorio De Martino, segretario generale di Fiom Piemonte – forse non si è capito che la dimensione del problema non è tecnica ma politica. Non si parla solo di de Tomaso ma di una serie di realtà destinate a sfociare nell'emergenza sociale. Più di un mese fa il presidente Chiamparino ci ha promesso un tavolo di trattativa con le imprese, che ora va aperto. E se i privati non vogliono collaborare, allora devono esser le istituzioni a fare pressione in sede di nuove assunzioni per il ricollocamento di chi è rimasto senza lavoro».