16 novembre 2019
Aggiornato 00:30
Autostrada A5

Sopraelevazione, si apre un tavolo di lavoro con i sindaci

Lo promette Torino Città metropolitana, il vicepresidente Avetta cerca la mediazione. Il direttore ai Trasporti Foeitta propone delle alternative meno impattanti e onerose.

IVREA – Sulla sopraelevazione dell'autostrada spuntano margini di discussione e revisione. Dopo l'incontro pubblico di Legambiente Dora Baltea che ha riunito le ragioni del fronte dei «no», il vicepresidente di Torino Città metropolitana Alberto Avetta invita al dialogo e promette l'apertura di un tavolo di lavoro con i sindaci. Per prima cosa la Regione incontrerà Ativa, la società «madre» del progetto, a seguire si aprirà una discussione con i diretti interessati sul territorio, vale a dire i primi cittadini dei comuni del tratto Pavone - Baio Dora, in gran parte contrari ad accettare l'opera così come viene presentata ad oggi.

Il progetto di Ativa – ancora in fase preliminare e quindi in tempo utile per eventuali revisioni - mette in campo sul tratto Pavone-Baio Dora della Torino-Aosta, circa 9,5km, la costruzione di tre maxi viadotti – in località Tetti Marchetti, Cartiera e Fiorano - per un costo complessivo superiore ai 300 milioni di euro. Un'esagerazione, secondo i più, uno scempio ambientale secondo le associazione compattate sul fronte del «no» - vedi Legambiente Dora Baltea, Fai, Pro natura, Cipra, Osservatorio paesaggio dell'Anfiteatro morenico – un pericolo sul versante sicurezza secondo alcuni. Ed il nodo idraulico di Ivrea si trasforma in nodo politico.

Anche il primo cittadino di Ivrea Della Pepa auspica un monitoraggio del progetto alla luce delle opere idrauliche di messa in sicurezza già effettuate fino ad ora. Tra costi e impatto, troppa carne al fuoco anche secondo Paolo Foietta, direttore della settore territorio, trasporti, viabilità e protezione civile della Città Metropolitana: «Dal punto di vista idraulico gli interventi sulla bretella di Milano sono indispensabili, perché vanno a togliere «un tappo» che si era creato su Chiusella e rio Ribes, sul piano ambientale non mi esprimo perché non è mio compito. Diversa la questione del viadotto di Fiorano, lungo quasi 500 metri e che richiede un impegno finanziario davvero notevole. Credo che nel complesso l'opera sia suscettibile di una revisione di opportunità: è stata pensata appena dopo l'alluvione del 2000, da allora le cose sono cambiate, ci sono meno disponibilità economiche e, fortunatamente, sul piano della sicurezza grazie ai lavori già effettuati siamo in una situazione molto meno precaria. Quindi sarebbe opportuno fare delle valutazioni alternative».

E di alternative si parla anche sul versante viabilità, alla base del progetto c'è il problema di un possibile allagamento dell'autostrada in caso di alluvione: «Di fatto è accaduto solo due volte e per pochi giorni. Inoltre nel 2000 ad andare sott'acqua non è stata solo l'autostrada ma tutti i collegamenti – ricorda Foietta – quindi si può pensare di utilizzare strade alternative e virare i veicoli sulla statale 26 o sulle provinciali, magari costruendo un viadotto più piccolo e molto meno costoso che metta in collegamento le provinciali garantendo una valida alternativa per il traffico». Ora bisognerà vedere cosa ne pensa Ativa, nella quale per altro la Città metropolitana ha una quota del 15%, e cercare di mettere in atto una mediazione costruttiva.