16 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Lutto nel ciclismo

Lo sport saluta Riccardo Filippi, amato gregario di Coppi

Si è spento a 84 anni il ciclista che negli anni '50 fece da secondo a Coppi. Campione del mondo dilettanti nel '53, vinse per tre volte consecutive il Trofeo Baracchi in coppia il grande Fausto.

LESSOLO – Si dice che «dietro a un grande uomo c'è una grande donna», altrettanto accade per le grandi stelle, devono brillare e per farlo serve tanta energia e serve che gli altri restino nell'ombra. Nel ciclismo quelli che stanno nell'ombra li chiamano gregari, così è ricordato nello sport Riccardo Filippi, ottimo «secondo» di Fausto Coppi, gloria locale del ciclismo di altri tempi, quello degli anni '50 e '60. Tutto sudore, dedizione, fatica.

Filippi si spento l'altro ieri all'ospedale di Ivrea, a 84 anni, dopo un'operazione. Nato a Alice Superiore, la bicicletta, come molti a quei tempi, la usava per andare a lavorare: 26 chilometri al giorno, 13 all'andata e 13 al ritorno... suona quasi come una filastrocca. Poi venne fuori che ci era portato e la Società italiana ossido ferro (Siof) gli mise gli occhi addosso. La Siof allora era una fabbrica di campioni, scoprì Milano, Carrea, Gismondi, e scoprì anche Riccardo Filippi. Lo misero sotto a Biagio Cavanna, l'Omero dell'epica sportiva, il preparatore atletico e massaggiatore cieco che scoprì Coppi e allenò Costante Girandengo. Con lui Filippi conquisto nel 1953 il titolo di campione del mondo dilettanti, un giorno prima dell'incoronazione di Coppi a campione tra professionisti. Una doppietta formidabile, che diede il via al loro connubio, Riccardo Filippi passò a professionista nella Bianchi e con il Campionissimo vinse per tre anni consecutivi la crono a coppie del Trofeo Baracchi, nel suo genere una delle gare più importanti del mondo. Negli anni a seguire pur correndo bene non riuscì mai ad affermarsi pienamente, forse schiacciato dalla grandezza di un campione che allora vinceva tutto e dietro alla ruota delle sua bicicletta lasciava come una cortina di fumo che offuscava tutti gli altri. I gregari. Un onesto lavoro però, un lavoro fatto bene, con l'abnegazione richiesta da uno sport duro e impegnativo.

Riccardo Filippi continuò a correre da professionista, cambiando diverse squadre fino al 1960, poi a ventinove anni scelse la vita di famiglia e si ritirò. Da allora ha vissuto in tranquillità a Lessolo, come si chiedeva ad un campione ed una persona schiva e mite come lui, lavorando all'Olivetti, accudendo l'amata moglie Egle e i figli Bruno ed Ezio, anch'essi appassionati di ciclismo, come il sangue comanda. Amatissimo e rispettato dagli sportivi canavesani, a lui lo scrittore Sergio Calvi ha dedicato il libro Nell'ombra di Fausto. I funerali si terranno domani, giovedì 23, alle 15 nella chiesa di Lessolo.