15 settembre 2019
Aggiornato 12:00
Il caso

Detenuto si dà fuoco, 12 intossicati

L'allarme carceri arriva anche a Ivrea. In Italia nel 2014 quasi 7mila atti di autolesionismo, 933 i tentati suicidi, 44 le morti.

IVREA – È successo nel pomeriggio di sabato, sono passati già due giorni e non ci sono state gravi ripercussioni fisiche per gli implicati, ma il tentativo di incendio di un detenuto nel carcere cittadino è emblematico di un sistema nazionale che presenta ancora molte falle. I numeri parlano chiaro: nel 2014 nelle carceri italiane si sono contati 933 tentativi di suicidio, 44 morti e quasi 7mila atti di autolesionismo.

Ecco i fatti: un detenuto di nazionalità marocchina in segno di protesta ha appiccato il fuoco all'interno della sua cella, incendiati materasso, lenzuola, coperte e vestiti, intossicate 12 persone, 10 agenti penitenziari e 2 reclusi. Grazie al tempestivo intervento della polizia in servizio si è evitato il peggio: «Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, gestiti però con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. Prima hanno salvato la vita al detenuto che aveva dato fuoco alla cella, poi hanno provveduto a mettere in salvo i detenuti dalle altre celle del reparto che erano invase dal fumo» spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE (Sindacato autonomo polizia penitenziaria).Messi al sicuro i detenuti, stati fatti defluire nel cortile, gli agenti sono stati a loro volta soccorsi nel nosocomio interno, per la cura delle ferite riportate.

Capece evidenzia come l’incendio sventato a Ivrea sia «sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E la situazione è diventata allarmante per la Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici». Un'ulteriore denuncia arriva da Leo Beneduci, segretario generale del sindacato autonomo Osapp: «Nell'ultimo anno - dice Beneduci - la popolazione ristretta nelle carceri italiane è diminuita di oltre il 10% ma, nonostante questo, aggressioni, ferimenti e suicidi continuano. A dimostrazione che il problema, più che nelle singole infrastrutture, va ricercato nell'incapacità della politica e dell'amministrazione penitenziaria centrale».

L'altra faccia della medaglia arriva l'ultimo rapporto annuale di Antigone – osservatorio che da anni monitora lo stato di salute delle nostre carceri – nel quale si evidenzia nettamente la necessità di un riorganizzazione del sistema lavoro. Secondo i dati raccolti l'Italia spende di più di altri paesi per il personale penitenziario a fronte di un numero di detenuti inferiore, che si ritrovano a vivere in condizioni al limite della decenza. L'osservatorio mette seriamente in dubbio quindi l'ipotesi di una mancanza di personale per l'attuazione di un piano carceri incisivo, sottolineando invece la necessità di una revisione di sistema.