27 maggio 2020
Aggiornato 01:30
Piano industriale Telecom

Cosa resterà di Olivetti?

Fiom vuole un nuovo investitore, contrario Della Pepa: «dobbiamo richiamare Telecom ai suoi doveri». Fuori dal coro l'ex dirigente Zordan: «Olivetti di fatto è fallita. Per salvarla si può solo lavorare sul marchio, ma servono le strategie giuste».

IVREA – Domani, 28 maggio, i sindacati incontreranno nuovamente i vertici di Olivetti, e si farà ancora opposizione al piano industriale presentato da Telecom Italia, che prevede un esubero di 332 unità sui 538 dipendenti rimasti in azienda, e la fusione del marchio eporediese con Tids – Telecom Italia Digital Solutions. Ma come cambiare le sorti di una strategia che non piace a nessuno? Se n'è parlato ieri sera in un'assemblea pubblica organizzata da Fiom, che ha tirato le fila tra storia e presente di un'industria passata da pochi anni da leader mondiale di mercato a «ballerina di seconda fila» che sulle punte non ci sa più stare, complici giri di poltrona e scelte di management a dir poco «infelici».

I SINDACATI: Fiom, in breve dice «non molliamo», 332 esuberi – seppure con promessa di ricollocazione in «casa Telecom» - sono la dimostrazione che Telecom non vuole investire su Olivetti, anche se sostiene apertamente il contrario. Di fatto ci metterà altri 60 milioni di euro per appianare deficit pregressi e ricapitalizzare, ma non per aumentare la produttività dell'azienda, che si sposterà verso le digital solutions, lasciando da parte un core-business che avrebbe ancora molto da dire: «Le attività che Telecom sospenderà hanno ancora mercato – sostiene Fabrizio Bellino di Fiom – se loro non le vogliono sfruttare dobbiamo trovare qualcun altro che lo faccia. Esistono dei precedenti di aziende acquisite da terzi che si sono salvate, come CTS, possiamo farlo anche noi, Olivetti ha ancora molto da offrire, soprattutto in termini professionalità e marchio». «Ci serve l'aiuto delle istituzioni – commenta Giuseppe Vittonatti, Rsu di Fiom in Olivetti – la storia delle disfatte di Olivetti è fin troppo lunga, abbiamo visto negli anni buttar via centinaia di milioni di euro investiti in maniera sbagliata, sacrificando attività valide e posti di lavoro in favore di altre che non hanno mai avuto presa».

AMMINISTRATORI: Conviene sulla preoccupazione di sindacati e lavoratori anche il sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa e l'assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, ma con qualche variazione sul tema: «Non vogliamo lasciare soli i lavoratori, nei prossimi giorni incontreremo il presidente della Regione Sergio Chiamparino – spiega Della Pepa – ma non sono d'accordo sull'opportunità di trovare un nuovi investitore per il rilancio del marchio. Prima di cercare qualcun altro dobbiamo cercare di richiamare Telecom ai propri doveri». Più facile a dirsi che a farsi, lo stesso assessore Pentenero ammette di non essere ancora riuscita ad avere un contatto diretto e proficuo con Telecom Italia sull'argomento.

TELECOM ITALIA: per contro i vertici aziendali sono riusciti, nelle ultime settimane, da fare un discreto battage mediatico sul rilancio di Olivetti, è di pochi giorni fa un'intervista Riccardo Delleani pubblicata su «La Stampa», in cui l'Ad Olivetti afferma: «Se non cambiassimo rotta, dopo 10 anni di perdite ininterrotte (125 milioni nei soli ultimi 4 anni), ora saremmo sul punto di affogare. Invece, nel nuovo scenario digitale, la combinazione Olivetti-Telecom può fare molto». Si parla poi «di passo decisivo verso l'internet del futuro che farà dialogare le cose».

I LAVORATORI: e proprio sulla nuova rotta del business, i dipendenti hanno molte perplessità: non si crede affatto che l'unione con Tids – Telecom Italia Digital Solutions – possa essere proficua, più che altro si vira verso l'ipotesi dell'ulteriore svuotamento della «scatola Olivetti». Meno terminali per poste, banche e lotto – nonostante si sia appena sbloccata una grossa commessa proprio per Poste Italiane – taglio della professionalità e della progettazione, con il rischio che chi è impiegato da una vita, o mezza, si ritrovi intorno ai 50anni con in mano un mestiere che qui non interessa più a nessuno. Con conseguente perdita di professionalità e capacità di sviluppo per l'intero territorio. Insomma «Olivetti» in capo a un paio d'anni potrebbe diventare solamente un nome. O al limite un marchio, probabilmente appetibile per Telecom come tale.

LA VOCE FUORI DAL CORO – Di sicuro il nome «Olivetti» fa ancora colpo. Tra gli interventi di ieri sera, la voce fuori dal coro è arrivata da Giancarlo Zordan, ex dirigente nel settore Pianificazione e Controllo: «Sappiamo tutti che l'azienda ha perso circa 30 milioni di euro l'anno. Insomma economicamente è fallita, e ha perso gran parte del suo appeal commerciale. Se si vuole parlare davvero di rilancio bisogna guardare in faccia la realtà, mollare alcune cose che non rendono e non servono più e investire sul marchio. Quel nome, nel mondo, ha ancora visibilità, abbiamo molti casi di brand italiani che conquistano l'estero con il valore aggiunto della bellezza, del design, dell'italianità. Però per un'operazione del genere servono appoggi politici e un piano industriale solido, che faccia da contraltare a quanto proposto da Telecom». Semplice sfogo di un ex, o sasso gettato nello stagno? Chissà, l'ex Olivetti Zordan oggi lavora con la neonata Giulio Sapelli & Partners, realtà fondata dall'economista che si occupa con un team di manager di soluzioni per le aziende.