5 luglio 2020
Aggiornato 21:00
Il processo

«Mario Sorrentino non era in sé»

La difesa dell'ex luogotenente di San Giorgio sposa la tesi dei problemi psichiatrici. È accusato di molestie sessuali su tre ragazzi biellesi, tra cui un minore

SAN GIORGIO CANAVESE – Quello di Mario Sorrentino di sicuro in paese è un nome che non è stato dimenticato. Ex luogotenente, poco più che cinquantenne, Sorrentino è stato per breve tempo a capo della stazione locale dei carabinieri, prima di finire in manette con la pesante accusa di abuso su minore. A giugno 2014 un trasferimento lampo da Mottalciata, in provincia di Biella, lo porta a San Giorgio. Dietro alla decisione un episodio a dir poco ambiguo, su cui si farà chiarezza alcuni mesi dopo, grazie ad una delicata indagine della Procura di Biella che porterà all'arresto avvenuto nel dicembre dello scorso anno.

Il processo ha preso il via stamattina a Biella, con un'udienza a porte chiuse durante la quale la difesa, presieduta dall'avvocato Enrico Scolari del Foro di Ivrea, ha sostenuto la tesi del vizio totale di mente. Secondo la perizia presentata in aula Sorrentino non sarebbe stato in sé all'epoca dei fatti contestati. Ottenuto dal collegio giudicante il placet per la nomina di un perito. A vagliare la tesi sarà un medico dell'ospedale Amedeo Savoia di Torino, la nomina in aula il prossimo 23 luglio.

La vicenda
Sorrentino era stato allontanato da Mottalciata in seguito ad una denuncia sporta dalla famiglia di un minorenne che accusava il carabiniere di abusi sessuali. Questo accadeva nel giugno dell'anno scorso, secondo quanto affermato dal ragazzo, il Comandante, dopo averlo fermato con un pretesto e condotto in caserma, l'avrebbe toccato nelle parti intime provocandogli ematomi genitali. Pronto soccorso e denuncia, seguiti da una lunga indagine della Procura di Biella, effettuata con il massimo riserbo, hanno condotto all'arresto del luogotenente, accusato a ruota di violenza anche da parte di due volontari della Croce Rossa Biellese in cui prestava servizio. Sottoposto dapprima ai domiciliari, Sorrentino era poi stato trasferito nel carcere di Verbania, a causa di un tentativo di inquinamento delle prove.