13 agosto 2020
Aggiornato 13:00
Droga

Una piantagione di marijuana e chili di droga in casa. Arrestato ragazzo di 19 anni

Spacciava per vivere Francesco Riola ed aveva un notevole giro d'affari. Il giovane è stato arrestato dai Carabinieri. Oggi l'udienza per la convalida dell'arresto

CASTELLAMONTE - E' originario di San Giusto Canavese, Francesco Riola, 19 anni, il ragazzo arrestato l'altra mattina dai carabinieri di Castellamonte. Nel giardino di casa via Massimo D'Azeglio in pieno centro storico, aveva realizzato una vera e propria piantagione di marijuana. Per anticipare eventuali controlli da parte delle forze dell'ordine, aveva anche installato una telecamera a infrarossi con la quale teneva sotto osservazione il cortile.

Strani movimenti di ragazzi
Da tempo i carabinieri avevano notato uno strano movimento di ragazzini in quello stabile, teoricamente disabitato. I successivi controlli hanno permesso di scoprire la piantagione. Nel corso del blitz sono state sequestrate 23 piante, sette chili e mezzo di droga già essiccata, finti panetti di hashish e una maschera antigas, che il giovane usava per lavorare lo stupefacente.

La rete di spaccio del giovane
Il ragazzo ha raccontato ai carabinieri di aver allestito una rete di spaccio a Castellamonte, Cuorgnè e Rivarolo Canavese. E' stato arrestato e portato al carcere di Ivrea. Oggi è prevista l'udienza per la convalida dell'arresto. La droga è stata sequestrata in attesa del via libera per la distruzione. Il ritrovamento di Castellamonte segue di qualche giorno i 60 chili rinvenuti dai carabinieri a Rivarolo Canavese, stoccati dentro il capannone di un vecchio supermercato del quartiere Bicocca.

«Spaccio per vivere»
Francesco si era trasferito con la famiglia a Castellamonte quattro anni fa. Poi la madre e i fratelli sono andati a vivere altrove e lui aveva trasformato il giardino di casa in una piantagione di marijuana per «far tornare a casa i fratelli e dare loro da vivere». Questo è quanto ha raccontato il ragazzo ai Carabinieri dopo l'arresto.

Il sistema di sorveglianza e gli affari
Il giovane spacciatore aveva anche ideato un sistema di videosorveglianza che gli permetteva, di tenere sotto controllo il cortile dell'abitazione attraverso un monitor e una telecamera a infrarossi, (oltre a una botola sul tetto per entrare dal retro dell'alloggio). Giusto per assicurarsi che non ci fossero carabinieri tra i piedi. Secondo le stime, il giovane avrebbe incassato circa 50 mila euro da quella piantagione. Un giro d'affari comunque importante dato da uno spaccio di un chilo di droga alla settimana solo nella zona dell'alto Canavese.