15 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Legge di stabilità

Chiamparino: «Nessun ricatto al governo, salva-Regioni non è un favore»

Lo afferma, in un'intervista a Repubblica, il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, che ieri ha rassegnato le dimissioni da presidente della Conferenza delle Regioni dopo che la Corte dei Conti ha riscontrato per il Piemonte un disavanzo di 5,8 miliardi di euro nel 2014.

TORINO - «Il mio non è un ricatto al governo, non siamo bambini. Però vorrei fosse chiaro che il decreto Salva-Regioni non è un favore che chiediamo, ma un problema da chiarire fra Stato e Regioni». Lo afferma, in un'intervista a Repubblica, il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, che ha rassegnato le dimissioni da presidente della Conferenza delle Regioni dopo che la Corte dei Conti ha riscontrato per il Piemonte un disavanzo di 5,8 miliardi di euro nel 2014.

Dimissioni irrevocabili
Le dimissioni sono «irrevocabili, ma congelate fino all'approvazione della legge di Stabilità, non sono un irresponsabile e non ho voglia di sbattere la porta quando è in discussione una legge di questa importanza», chiarisce Chiamparino. Sulle tasse, «continuo a pensare che sarebbe difficile un'imposizione per legge. Ci sono automatismi - come quelli per le Regioni che sono in piano di rientro oppure in default - per i quali l'aumento è obbligatorio». Sul Fondo nazionale della sanità, «ci sarebbe un aumento di un miliardo sui 3 previsti. In ogni caso ci sono tre quesiti aperti che devono essere chiariti: se ci fosse un vincolo sui Lea, l'aumento si ridurrebbe. Poi i soldi per i rinnovi contrattuali. Stanno nel Fondo o no? Terzo è il grande tema dei farmaci innovativi e salvavita», dice il governatore.

Lorenzin parla a nome del Governo?
Quanto alle dichiarazioni del ministro della Salute (un errore aver assegnato la sanità alle Regioni), «la Conferenza - conclude Chiamparino - ha chiesto un incontro per sapere se quella di Lorenzin è la posizione individuale di un ministro o viene condivisa dal governo».