18 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
La risposta dell'assessore Gianna Pentenero

Gozzo Impianti, quale fine per i 240 dipendenti?

Rispondendo a un'interrogazione sul caso, l'assessore ha spiegato che la Regione è disponibile a mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per una risoluzione positiva della crisi

TORINO - Gozzo Impianti, nuovo capitolo. La Regione Piemonte, che ha seguito con attenzione la crisi della storica ditta di Pianezza fin dal suo esordio, si è detta oggi «disponibile» a mettere in campo «tutti gli strumenti» a sua disposizione per una risoluzione positiva della crisi. L'ha dichiarato oggi in Consiglio regionale l’assessore al Lavoro, Istruzione e Formazione, Gianna Pentenero, che ha risposto a un’interrogazione sul caso.

Il 20 aprile scorso si è svolto presso l’Assessorato al Lavoro l’incontro per l’esame congiunto per la richiesta di 12 mesi di cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi, per 240 dipendenti. L’Agenzia Piemonte Lavoro ha provveduto inizialmente ad anticipare le spettanze della cassa ai lavoratori che ne hanno fatto richiesta. La cassa è stata successivamente autorizzata dal Ministero del Lavoro con un decreto di agosto. La Gozzo Impianti ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo il 3 aprile di quest’anno.

La Regione Piemonte, ha spiegato l'assessore, ha incontrato ripetutamente l’azienda per verificare la possibilità di impiegare gli strumenti finanziari di Finpiemonte, in particolare il Fondo di garanzia per le imprese, per affrontare la situazione di difficoltà. «La misura, forse, non è stata valutata come risolutiva dall’azienda, che non ha poi formulato la domanda». Nel mese di maggio l’assessore alle Attività produttive della Regione Piemonte, Giuseppina De Santis, ha accompagnato l’azienda presso la Direzione dell’Unità per la gestione delle vertenze delle aziende in crisi del ministero dello Sviluppo economico, per verificare la possibilità di utilizzare eventuali strumenti disponibili presso il ministero.

La Gozzo Impianti ha poi predisposto il piano concordatario che è stato presentato al Tribunale fallimentare di Torino. Una prima udienza, tenutasi alla fine di settembre, non è stata risolutiva "in quanto nel frattempo si è sviluppato un contenzioso fra la Gozzo Impianti e l’azienda Cimolai, capofila dell’ATS con cui la Gozzo partecipa all’appalto per la realizzazione del nuovo terminal degli Aeroporti di Roma. La realizzazione di questa attività è elemento fondamentale per la realizzazione del piano previsto nel concordato e quindi per la continuità dell’attività di impresa». Il Tribunale fallimentare di Torino ha rinviato la decisione alla fine del mese di ottobre, per dare il tempo alla Gozzo di chiarire la problematica relativa alla commessa di ADR.

«Il 16 ottobre - continua Pentenero - si è svolto un tavolo istituzionale di crisi presso l’assessorato al Lavoro alla mia presenza e a quella dell’assessore De Santis, della Città Metropolitana, dei comuni della zona (a partire da Pianezza), dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. In quella sede la Gozzo ha dichiarato, in merito al contenzioso in atto con Cimolai, di aver fatto una segnalazione all’ANAC e di aver adito alle vie legali presso il Tribunale competente, per far valere le proprie ragioni. La Regione Piemonte ha continuato a monitorare, anche dopo l’incontro del 16 la situazione. Si sono attivati anche il ministero dello Sviluppo Economico e quello dei Trasporti, auspicando una risoluzione bonaria al contenzioso fra le due società, al fine di consentire l’omologazione del concordato e la continuità nei lavori presso l’Aeroporto di Roma».

Allo stato attuale il contenzioso fra le due imprese non sembra superato e non si ha notizia di nuove decisioni del Tribunale fallimentare di Torino. «Occorre specificare - ha concluso Pentenero - che, trattandosi di una procedura prevista all’interno della legge fallimentare, allo stato attuale non sono possibili aiuti diretti all’azienda. A seconda dell’evolversi della situazione potranno essere valutati ulteriori strumenti da impiegare, sempre nell’ambito di quanto previsto negli atti regionali».