29 ottobre 2020
Aggiornato 06:00
Tutto ciò che c'è da sapere

Quanto colpisce l'Hiv in Piemonte

281 nuovi casi nel 2014, pari a un tasso di incidenza di 6,3 casi ogni 100mila abitanti. 8400 i sieropositivi. Praticamente, 2 persone su mille hanno contratto il virus nella nostra Regione. E molto spesso lo scoprono tardi, o non lo scoprono proprio

TORINO - 281 nuovi casi nel 2014, pari a un tasso di incidenza di 6,3 casi ogni 100mila abitanti. 8400 i sieropositivi. Questi i dati della diffusione dell'Hiv in Piemonte: praticamente, 2 persone su mille hanno contratto il virus. O meglio: sanno di averlo contratto. La stima, probabilmente, è al ribasso, perché c'è sempre una parte di popolazione infetta che non ha consapevolezza di esserlo. Principalmente perché neanche lo sospetta («a me non succederà mai», «queste cose capitano solo a chi va con tante persone diverse», o peggio ancora «non sono mica gay io»). Oppure semplicemente ha troppa paura per fare il test, che invece è un grandissimo atto di coraggio e di onestà, verso se stessi e verso gli altri.

In costante crescita negli ultimi 10 anni
Nella nostra regione l’Hiv continua essere un problema rilevante in termini di impatto sulla salute, sulla qualità della vita e sui costi per i singoli e per la comunità. Lo conferma il SEREMI, il Servizio di riferimento regionale di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo dell'Hiv. Il numero di sieropositivi è cresciuto costantemente nell’ultimo decennio. La frequenza risulta 3 volte maggiore tra gli uomini (0,3%) rispetto alle donne (0,1%) e in alcune classi di età è particolarmente alta: tra gli uomini piemontesi dai 45 ai 54 anni raggiunge lo 0,8% circa.

In 9 casi su 10 si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti
Stando sempre al Piemonte – ma il dato è sostanzialmente quello nazionale – in più di 9 casi su 10 si trasmette attraverso i rapporti sessuali non protetti. Negli ultimi 15 anni si osserva una crescita delle diagnosi attribuibili ai rapporti omosessuali non protetti tra gli uomini, pari in media a 6 casi in più ogni anno. Un andamento stabile invece quello che riguarda le diagnosi riferibili ai rapporti eterosessuali.

Uomini tra i 25 e i 34 anni i più colpiti
Uomini (75%) e giovani sono le categorie con il numero maggiore di nuove diagnosi. Il tasso di incidenza più elevato (16,3 casi per 100mila) si registra tra i piemontesi tra i 25 e i 34 anni. Nei giovani di questa età che hanno contratto l’infezione tramite rapporti omosessuali non protetti si rileva negli anni il maggior incremento di casi. A differenza del sentire comune, diversa è la situazione per gli stranieri: i casi di nuova diagnosi di Hiv negli stranieri rappresentano il 27% del totale. L’andamento dei tassi di incidenza in questa parte della popolazione presenta un trend in calo, mediamente di 9 casi l’anno.

Nel 32% dei casi la diagnosi è tardiva
Un dato è certo, e pesa tantissimo: il numero di persone che arrivano tardi alla diagnosi è ancora molto elevato. Il loro sistema immunitario è già compromesso a tal punto che è difficile curarsi, oppure il virus si è già trasformato in Aids, la malattia vera, quella per cui si muore ancora. Nel 2014 una diagnosi tardiva riguarda il 32% dei casi totali, valore che non si discosta in modo significativo da quanto registrato negli ultimi cinque anni. Ciò che, a questo punto, non stupisce è che la diagnosi tardiva arriva di più tra chi ha contratto l’Hiv attraverso rapporti eterosessuali (39%) rispetto a quelli omosessuali (25%), segno che tra i gay e le lesbiche c'è maggiore attenzione al tema.

Come si trasmette
Tutti lo sanno (o forse, a guardare i numeri, no...) l'Hiv si può prevenire, con accorgimenti che paiono fin troppo banali, eppure così sottovalutati: avere rapporti protetti, soprattutto con nuovi partner. Evitare il contatto con sangue infetto (contatto diretto tra ferite aperte e sanguinanti, scambio di siringhe). Per le mamme sieropositive, evitare di allattare al seno. Il virus non si trasmette attraverso strette di mano, abbracci, vestiti, baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina e feci, bicchieri, posate, piatti, asciugamani, lenzuola o punture di insetti. Nemmeno frequentando palestre, piscine, docce, saune e bagni pubblici, scuole, asili, luoghi di lavoro, ristoranti, bar, cinema o mezzi di trasporto. Speriamo di essere stati chiari, una volta per tutte. E se avete qualche dubbio, anzi anche se non ce l'avete, fatevi il test. Può salvare la vita a voi e ai vostri partner...