5 agosto 2020
Aggiornato 06:30
Commercio

Saldi, spesa media dei torinesi sui 200 euro e buone aspettative tra i commercianti

Secondo Confesercenti le vendite per questi saldi si attestano fra il 5% e l'8% nelle zone centrali, un po' meno in periferia. Lo scorso anno la spesa media dei consumatori era stata di 150 euro: si registra quindi una lieve inversione di tendenza

TORINO - Fra i 200 e i 220 euro. E’ questa la spesa media - secondo le stime Fismo, l’associazione Confesercenti del commercio al dettaglio di moda e abbigliamento - per i saldi invernali che iniziano domani, martedì 5 gennaio.

Le stime
Si tratta di una cifra in ascesa rispetto a quella della scorsa stagione, che si attestava sui 150 euro. I commercianti interpellati da Confesercenti si dicono speranzosi anche per ciò che riguarda il livello delle vendite, che dovrebbero essere in aumento rispetto alla stagione precedente: fra il 5% e l’8% nelle zone centrali, un poco meno in periferia. Dunque il numero dei torinesi che utilizzerà i saldi è previsto in crescita.

Inversione di tendenza
«Se si confermano queste impressioni - commenta Giancarlo Banchieri, vicepresidente vicario di Confesercenti - sarà un buon risultato, dopo anni di cali. Il che consoliderebbe anche quella piccola positiva inversione di tendenza nei consumi che avevamo segnalato in occasione di Natale. Ovviamente questa valutazione generale sconta le differenze che si riscontrano fra un centro città più ottimista e una periferia ancora in difficoltà. In ogni caso, alcune premesse incoraggianti ci sono: dopo un autunno e un inverno davvero anomali dal punto di vista climatico, ora la stagione pare avviata su standard più consueti che dovrebbero invogliare ad acquisti finora rimandati e ciò dovrebbe riguardare anche i ‘capi spalla’, finora un po’ negletti, date le alte temperature. Il che significa ancora molta scelta - su taglie e modelli - per i consumatori. Inoltre, come già lo scorso anno, i commercianti partiranno subito con sconti importanti (30/40%)». Una crescita lenta anche perché in termini generali, i consumi non hanno ancora registrato una significativa e duratura ripresa. Ma proprio per questo, anche una piccola inversione di tendenza rappresenta già un risultato apprezzabile, specie in un settore, come quello dell’abbigliamento, che in questi anni ha patito più di tutti la crisi.