17 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
Il mercatino del libero scambio

Il suk torna a far discutere, ma l’assessore replica: «In 4 mesi solo 8 sequestri»

In via Monteverdi continua a tenere banco l’argomento del suk, il mercatino del libero scambio. I numeri dell’assessore Tedesco però non attestano l’illegalità denunciata dai cittadini

TORINO - Anche se l’attenzione mediatica si è assopita, il suk continua a far parlare di sé. A spendere parole e frasi sui social network sono i cittadini stessi, i primi a effettuare ogni fine settimana dei sopralluoghi da cui tornano con foto e video di ciò che vedono e che, secondo loro, non va ed è illegale. E così la denuncia di una nuova «colonizzazione» (come è stata chiamata) in Borgo Aurora ha riaperto il discorso sulla collocazione del mercatino domenicale del libero scambio.

«Via Monteverdi è una soluzione temporanea»
Con il trasferimento dall’ex Scalo Vanchiglia a via Monteverdi si era stati chiari: lo spostamento sarebbe stato solo temporaneo, in sei mesi sarebbe arrivata una decisione definitiva sulla locazione del suk. Era dicembre e quindi i sei mesi scadranno tra maggio e giugno, una data molto vicina alle elezioni, cosa sottolineata dal consigliere Silvio Magliano di Ncd: «Ci sono sei mesi, è vero, ma se mancano le proposte è come se si stesse procrastinando un problema. Penso che non ci sarà una risposta prima delle elezioni perché le comunicazioni potrebbero rappresentare un ‘problema elettorale’ e risultare scomode». Di ipotesi, in effetti, per il momento non ne sono state fatte.

Quanta illegalità al suk?
Questa è l’accusa mossa più spesso. «Al suk si vendono cose illegali». Ma i numeri non attestano quanto denunciato dai cittadini e da alcuni politici. Negli ultimi quattro mesi - comunica l’assessore Giuliana Tedesco - il mercatino del libero scambio è stato presidiato da 330 agenti di polizia municipale, impegnati anche a controllare la merce durante il corso della giornata. In totale sono stati fatti solo tre sequestri giudiziari e sono stati recuperati otto capi di abbigliamento abbandonati dai commercianti di turno alla vista degli agenti. «Mi sembrano poche otto attività di questo tipo - commenta Magliano -. Dai miei sopralluoghi la situazione mi è sembrata parecchio diversa. C’era anche tanta merce ancora imballata ad esempio».