15 settembre 2019
Aggiornato 11:30
Stop al nuovo «win for life»

M5S blocca la «cassa della casta» in Regione

Il nuovo sistema che Pd e Forza Italia volevano introdurre, denunciano i grillini, avrebbe garantito ai consiglieri una pensione da 450 euro versando la stessa cifra ogni mese per soli 5 anni

TORINO - In Consiglio Regionale il M5S ha bloccato l'ennesima "furbata", come la definiscono loro, targata PD-Forza Italia, la "cassa della casta». Contestualmente alle "pseudo" riduzioni degli stipendi regionali, Pd e Forza Italia "volevano infatti istituire la cassa previdenziale della Casta" che prevedeva di istituire un sistema simile al pubblico per i contributi, pari al 9,2%, cioè 450 euro, a carico del consigliere e 23,8%, cioè 1190 euro, per il Consiglio. "Un nuovo 'win for life', un minivitalizio contributivo" denuncia il M5S: 450 euro di versamenti al mese per 5 anni avrebbero dato diritto ad una pensione di 450 euro. "Noi ci siamo opposti dichiarando di far saltare il banco della legge che serviva a pseudo-ridurre gli stipendi dei consiglieri e quindi la norma è stata rinviata a data da decidersi" spiegano i grilllini piemontesi.

Riduzione delle indennità e dei rimborsi, "ma poi alla fine nessuna differenza"
Sugli stipendi, il M5S ha ottenuto una riduzione delle indennità e dei rimborsi dei consiglieri regionali, ma - lamentano - "alla fine un consigliere non percepisce differenze. Com'è possibile?" "Nell'ultima parte della legislatura Cota, dopo le nostre innumerevoli vittorie per ridurre gli stipendi dei consiglieri (eliminazione gettoni di presenza, rimborsi "missioni" autodichiarate, riduzione indennità da 10.000 euro a 6600 euro lordi), un consigliere semplice prendeva circa 6800 euro netti. A seguito dell'abolizione dei vitalizi per i neo-consiglieri eletti, appena insediata la legislatura di Chiamparino, un consigliere regionale prendeva sino a 1600 euro netti in più. Sommerso dagli improperi anche dei suoi elettori, il Pd ha prima bocciato le nostre proposte e poi ha ridotto del 10% indennità e rimborsi, misura evidentemente non sufficiente. Infine, ha presentato la legge n.162 in cui proponeva di ridurre l'indennità lorda da 5940 a 5600 euro, in più una riduzione dei rimborsi spese da 4050 a 3000".
 

Passati e bocciati
Il Movimento 5 Stelle aveva chiesto la riduzione delle indennità a 4000 euro lordi e i rimborsi a 2000: bocciati. Quindi ha presentato un emendamento per ridurre le indennità almeno a 5000 euro lordi contro i 5600 del PD e questo emendamento è passato. Mentre i rimborsi sono saliti a 3500. "In più il PD ha deciso di sopprimere la trattenuta del 5% per l'indennità di fine mandato. Anche in questo caso il risultato è minimo, perché il netto base del consigliere si è ridotta di ben 76 euro rispetto a quanto percepivano i consiglieri del vituperato mandato Cota. Insomma: ancora una volta il PD è il più bravo a vendersi bene e a raccontare favolette, ma ancora una volta la verità è un'altra: tagli sui costi della politica il minimo indispensabile".

La proposta: equiparare i consiglieri a un qualunque altro lavoratore
Sulle pensioni siamo d'accordo ad equiparare il consigliere regionale a qualunque altro lavoratore, in modo che possa versare contributi alla propria cassa previdenziale di provenienza se libero professionista o aprirsi una posizione previdenziale all'Inps, ma non vogliamo un nuovo sistema pensionistico privilegiato che dia una pensione dopo soli 5 anni di contributi.