9 dicembre 2019
Aggiornato 08:00
Polemiche per l'alcol test

Alcol test agli insegnanti: i dirigenti scolastici si dividono e il test sembra inaffidabile

Un anno fa ci furono i casi del liceo Regina Margherita e dell’Itis Avogadro. Ora il tema torna in auge per la scelta della preside del Convitto Umberto I.

TORINO - La decisione ormai è presa. Anche gli insegnanti, perlomeno quelli del Convitto Umberto I di Torino, dovranno sottoporsi all’alcol test previsto da un accordo Stato-Regioni prima e da una delibera regionale del Governo Chiamparino poi. Una decisione che ha creato non poche polemiche e che mette da una parte i presidi «costretti» a far rispettare la norma e controllare i propri professori nei prossimi dodici mesi, e dall’altra parte ci sono loro, gli insegnanti stessi che rischiano la sospensione o direttamente il posto di lavoro.

Il caso del Convitto Umberto I: «150 euro a insegnante»
La preside Giulia Guglielmini non ha intenzione di ascoltare le critiche. I test nella struttura scolastica di via Bligny sono già partiti con l’estrazione dei primi insegnanti a doversi sottoporre all’alcol test. La dirigente scolastica ha giustificato il tutto parlando della norma regionale che obbliga a effettuare questi controlli e ha confermato il fatto di non risparmiare nessun professore nell’arco dell’anno. «Ma questa è una spesa inutile - tuona Cosimo Scarinzi, coordinatore della Cub Scuola -. Ogni alcol test tra una cosa e l'altra costa 150 a insegnante, un costo davvero eccessivo che si deve evitare perché intacca e non poco il bilancio delle scuola. A maggior ragione pensando che si chiede spesso un contributo ai genitori per acquistare ad esempio la carta igienica o altro e poi si sperperano i soldi per l'alcol test».

Il test a risposta multipla
Non si tratta solo di un alcol test classico come quelli a cui sono sottoposti gli automobilisti. Sarebbe troppo facile uscirne «puliti», soprattutto se fatto in orario scolastico. Difficile che gli insegnanti bevano vino, birra o superalcolici durante le lezioni o appena prima. Si adotta quindi anche il test denominato Audit (acronimo di Alcohol Use Disorders Identification Test) che in quanto affidabilità pare non essere molto più efficace del palloncino. Si tratta infatti di dieci domande a risposta multipla in cui bisogna scegliere tra cinque risposte per ognuna delle dieci domande. Volendo il candidato può anche mentire e uscirne indenne visto che le opzioni che portano a riconoscere chi ha problemi di alcol sono facilmente individuabili. Le domande sono «Con quale frequenza consuma bevande contenenti alcol?»«Nei giorni in cui beve, quante bevande alcoliche consuma in media?», «Con quale frequenza le capita di consumare sei o più bevande in un'unica occasione?», «Con quale frequenza, durante l'ultimo anno, si é accorto di non riuscire a smettere di bere una volta che aveva iniziato?», «Con quale frequenza, durante l'ultimo anno, non é riuscito a fare ciò che normalmente ci si aspetta da lei a causa del bere?», «Con quale frequenza, durante l'ultimo anno, ha avuto bisogno di bere di prima mattina per tirarsi su dopo una bevuta pesante?», «Con quale frequenza, durante l'ultimo anno, ha avuto sensi di colpa o rimorso dopo aver bevuto?, «Con quale frequenza, durante l'ultimo anno, non é riuscito a ricordare quello che era successo la sera precedente perché aveva bevuto?», «Si é fatto male o ha fatto male a qualcuno come risultato del bere?» e infine «Un parente, un amico, un medico o altro operatore sanitario si sono occupati del suo bere o le hanno suggerito di smettere?».

Le scuole sono divise e i professori «tartassati»
Il caso del Convitto Umberto I ha riportato in auge un tema ampiamente dibattuto. Un anno fa era stato il liceo Regina Margherita di Torino, diretto da Maria Torelli, a imporre a 130 insegnanti l’alcol test. Diversamente si era schierato con i professori il dirigente scolastico dell’Itis Avogadro, Tommaso De Luca, dicendo che era un’inutile spesa di soldi pubblici. «E’ ridicola questa faccenda - aggiunge ancora Cosimo Schirinzi -. Dietro c’è un discredito della categoria, quella degli insegnanti, che al suo interno ha anche delle persone molto apprezzate. E’ chiaro che c’è chi non fa il proprio dovere nel migliore dei modi, ma non si può generalizzare e qui si corre questo rischio».