27 ottobre 2021
Aggiornato 10:30
Nel bellissimo Convento dei Crociferi

Il Museo Egizio come il Louvre: una sede distaccata a Catania?

Il sindaco di Catania Enzo Bianco ha proposto ai vertici dell'Egizio l'apertura di un'ala del museo torinese nei bellissimi spazi del Convento dei Crociferi per risolvere, almeno in parte, il problema della mancanza cronica di spazi espositivi

TORINO - Un pezzo di Torino a Catania. Sì, perché sono così tanti i reperti dell'Egizio ancora da catalogare, decriptare ed esporre (ben 17mila!) che in via Accademia delle Scienze stanno pensando di trasferirne alcuni in Sicilia. La location potrebbe essere il celebre Convento dei Crociferi, nell'omonima via tempio del barocco siciliano, una volta ultimati i lavori di restauro. L'idea ambiziosa arriva in realtà dall'amministrazione comunale catanese, che ha siglato un accordo con la direzione del Museo Egizio da sempre alle prese con la mancanza cronica di spazi espositivi.

"Catania città credibile"
Il sindaco di Catania Enzo Bianco, politico di lungo corso, ex ministro dell'Interno e volto noto del centrosinistra, ha già informato il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. «I vertici del Museo Egizio» ha commentato Bianco, «hanno accolto la proposta grazie alla credibilità di cui gode Catania. Da domani lavoreremo per realizzare questo bellissimo sogno». E poi il tweet: «Anche su #arte e #cultura #CataniaCeLaFa».

Dal Guggenheim Bilbao al Louvre Lens, i precedenti illustri
Una sorta di «succursale», dunque, o una vera e propria ala distaccata, come già succede nel mondo per altri importanti musei. In principio fu il Guggenheim Bilbao, che ha trasformato un'intera area della Spagna, e successivamente, in Francia, il Centre Pompidou Metz. Ultimo, ma forse il più strategico, il Louvre, che ha dato vita al Louvre Lens nel cuore del bacino minerario della regione di Calais, nel rigido nord francese, un'area fortemente colpita dalla crisi economica. «Una scommessa folle» l'aveva definita François Hollande nel 2002 quando ha aperto i battenti. Invece, si è rivelato uno straordinario successo dal punto di vista culturale, oltre che un riuscitissimo modello (dichiarato) di riqualificazione sociale e urbana.

Il modello Louvre fa scuola
Una scelta di politica culturale che in poco tempo ha generato centinaia di posti di lavoro e una ricaduta economica vitale per il territorio. A Lens sono sorti quartieri residenziali, il tessuto urbano è passato dall'avere una forte connotazione operaia a quella terziaria, legata alle attività commerciali e culturali in senso lato. Come ha spiegato molto bene l'esperta d'arte Cristiana Colli, «la sua governance multilivello ha messo insieme terra, territorio e comunità, e il potere culturale ben usato, a partire dalle matrici dinamiche della memoria e della coscienza di luogo, ha ricreato senso e appartenenza per nuove community, permanenti, temporanee o vocazionali che siano». E dunque, se la nuova «succursale», o ala, dell'Egizio contribuirà a dare nuova linfa a una città meravigliosa come Catania, avrà certamente assolto al suo compito di permettere all'arte antica di porsi (anche) al servizio del futuro. Ma ci e vi chiediamo: perché scegliere di spostare i reperti non ancora esposti in un'altra città quando Torino è piena di spazi vuoti, anche aulici, che non vedrebbero l'ora di rinascere?