23 marzo 2019
Aggiornato 22:00
Un 8 marzo speciale

Le donne di Torino si raccontano nel bellissimo progetto Infinit∞marzo

Marina Gellona e Irene Mastrocicco hanno raccolto per 3 anni le storie e gli scatti più belli delle donne incontrate in giro per Torino, per immortalare quei ritratti e rendere l'8 marzo infinito
Infinit∞marzo
Infinit∞marzo Diario di Torino

TORINO - Una mimosa come microfono per ascoltare la voce delle donne e una macchina fotografica per cogliere la luce diversa che ciascuna porta con sé: con questi due linguaggi, parola e fotografia, Marina Gellona e Irene Mastrocicco hanno deciso di «capovolgere» l'8 marzo e renderlo infinito (∞), come l'arte sa fare: dandogli una forma, collezionando istanti. Per tre anni, per tre 8 marzo consecutivi, Marina e Irene hanno incontrato donne diverse in giro per Torino e immortalato in uno scatto il loro essere figlie, madri, lavoratrici, sognatrici. Incontri con figure femminili di tutte le età, storie differenti, vecchie e nuove geografie che, osservate e ascoltate tutte insieme, in sequenza, creano energia, vitalità, umanità. Insomma: società.

Com'è nato il progetto «Infinit∞marzo»
Marina è una scrittrice, Irene una fotografa esperta in utilizzo della fotografia a scopo terapeutico. L'idea è arrivata tre anni fa. «Era l'8 marzo 2013: camminando per strada guardavamo le donne camminare, ciascuna per sé, silenziose, un rametto di mimosa in mano, come un microfono spento» ci racconta Marina. «Tante stelle fulgide, enigmatiche donne che svanivano una volta girato l’angolo. Quella giornata se ne stava andando e calava il sipario su uno spettacolo che ci sembrava mancato, che ci lasciava un dispiacere, una nostalgia, la voglia di fermare la clessidra che si portava via le ore di quel giorno di festa colorato di fiori e di mistero. Con il tempo la nostalgia si è trasformata in desiderio: girare la clessidra, girare l’8, vedere l’infinito in un giorno». Semplicemente poetico. Semplicemente bellissimo.

Sguardi e piccole grandi storie di donne comuni
È allora che Marina e Irene iniziano a girare Torino in lungo e in largo alla ricerca di sguardi, di piccole storie da fissare. «Percorrendo le strade, entrando nelle scuole e nei negozi, abbiamo chiesto alle donne di raccontarci in una parola che cosa fosse per loro essere, appunto, donne e di rispondere a una domanda: 'Quando hai sentito forte la solidarietà di un'altra donna', 'Di cosa hai paura?', 'Per cosa hai lottato tanto?'. Ci raccontano delle nascite, degli amori, della morte, ci raccontano di quella volta in cui hanno fatto una pazzia, di quando ce l’hanno fatta, di quando hanno avuto paura, ci parlano della libertà, della gioia, delle lotte, delle città in cui sognano di vivere, in cui si sono trasferite, in cui amano andarsi a cercare un posticino per sé».

Ogni donna ha la sua storia speciale da raccontare, alla continua ricerca di sè
Sorridono, sospirano, ridono, pensano, ricordano, immaginano, credono. «Sono figlie, madri, sorelle, amiche, compagne, lavoratrici, artiste, viaggiatrici. Hanno vissuto la solidarietà con altre donne, l’importanza della solitudine, il piacere di una vittoria, la bellezza di un amore, l’incanto di mille doni». Sono stupende. Ciascuna in modo differente. E consapevoli, o alla continua ricerca di un perché, di un dove, di un quando. Alla ricerca di sé. «Sono così lucenti che, alla fine della giornata, con un rametto di fiori in mano, ti chiedi se siano le mimose a illuminare le donne o le donne a rendere così splendidi questi fiori gialli, con il continuo, costante e fantasioso slancio di inventarsi, in un dialogo costante tra loro, con gli uomini, con il passato e con il futuro, ma mai come ora presenti, davvero presenti a se stesse».

«Un mondo in bilico tra conquiste culturali e speranze per il futuro»
L'obiettivo di questo progetto sociale e artistico è semplice: dare voce alle individualità delle donne, alla visione di sé, ai sogni e alle fatiche della loro vita e della quotidianità. «Dalle nostre passeggiate e dagli incontri entusiasti e generosi con tutte queste donne è emerso un quadro complesso e ricco, il ritratto molteplice di un mondo femminile in bilico tra le conquiste culturali e di consapevolezza raggiunte da certe nostre nonne e madri e quelle che oggi, noi donne, lavoratrici, artiste e mamme possiamo e dobbiamo ancora creare dentro e intorno a noi. Le loro frasi restituiscono il peso e la bellezza di una sfida umana e culturale e permettono di riflettere sui modelli di genere, sulle conquiste di consapevolezza collettive e singole delle donne».

«Le donne imparano, sbagliando, sognando, vivendo»
Per questo 8 marzo il giro di Marina e Irene per le strade di Torino ha raccolto molte giovani voci davanti alla Facoltà di Lettere dell’Università, nel cortile e nei corridoi della Scuola Holden, l’unica scuola di storytelling and performing arts italiana, poi nelle vie del centro, in alcuni negozi e atelier. «La sensazione, nel rileggere le oltre cinquanta interviste raccolte anche quest’anno, è che le donne apprendono. Le donne imparano» conclude Marina. «Sbagliando, sognando, vivendo. A qualunque età, in molti modi, il tesoro di conoscenza e di esperienza di ogni giorno è ricchissimo e diventa desiderio, futuro, consapevolezza, crescita profonda». Scelgono cosa studiare, in cosa impegnarsi, scelgono quali saperi e quali abilità sviluppare, quali arti e dove farlo, in quale città, Roma, Napoli, Rotterdam, Torino. «Poi, dolcemente, creativamente, fortemente, reinventano questa esperienza in creatività, scrittura, arte, famiglia, viaggi, legami, lavori. E, spesso, in tutti questi ambiti allo stesso tempo». Una bellezza, insomma, che illumina i loro volti, che dà spessore allo sguardo e a chi legge e osserva, regala ispirazioni, riflessioni e tantissima energia positiva.

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