18 agosto 2019
Aggiornato 03:00
Accordo Comune di Torino e Amiat

A pulire le strade e i quartieri di Torino da oggi ci pensano i volontari migranti

Firmato un protocollo d’intesa che offre l’opportunità a profughi e rifugiati di svolgere lavori di pubblica utilità, consentendo loro di restituire alla comunità quanto ricevuto attraverso i progetti di accoglienza

TORINO - Accordo tra il Comune di Torino e l’Amiat per impiegare i migranti in piccoli lavori di pulizia di strade e giardini. Lo faranno gratuitamente e come volontari coloro che godono dello status di titolari di protezione internazionale e che siano già inseriti in percorsi di accoglienza Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati): «E’ un modo», spiegano da Palazzo Civico, «che offre loro l’opportunità di svolgere lavori di pubblica utilità, consentendogli in questo modo di restituire in parte alla comunità cittadina quanto ricevuto attraverso i progetti di accoglienza».

Lavoro gratuito e programmato
I migranti si occuperanno di spazzamento di aree verdi e marciapiedi, svuotamento dei cestini, raccolta di foglie e di rifiuti sparsi e altri piccoli lavori utili a tenere pulita e in ordine la città. Le attività saranno organizzate in moduli di dodici settimane ciascuno, coinvolgendo, per ogni modulo, venti persone con un impegno, per ognuna di loro, di 6 ore ogni sabato mattina. Saranno organizzati in squadre miste costituite da migranti e dipendenti dell’azienda raccolti rifiuti e opereranno in strade e piccoli spazi verdi di tutte le Circoscrizioni cittadine. «E’ sicuramente utilee, ed è questo forse il risvolto più importante, l’iniziativa consente, ai richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale, di dare qualcosa in cambio del sostegno ricevuto per essere aiutati a costruire un percorso di vita lontano dal Paese che sono stati costretti a lasciare», il commento del vicesindaco Elide Tisi, che ha aggiunto, «L’accordo con Amiat evidenzia inoltre l'importanza del lavoro svolto in rete dalla Città di Torino con soggetti diversi, tra cui figurano le aziende partecipate, e condotto in una logica non di assistenzialismo, ma di responsabilità».