15 settembre 2019
Aggiornato 11:30
Proposta per la movida

La proposta di Giorgio Airaudo per Torino: «Istituiamo il Sindaco della Notte»

Cos'è la nuova figura richiesta da Giorgio Airaudo, candidato sindaco di Torino in Comune? "Un ruolo istituzionale, una sorta di garante che possa svolgere il difficile compito di mediazione"

TORINO - La movida notturna è uno dei temi più dibattuti da chi abita in certe zona di Torino. Se prima piazza Vittorio Veneto e i Murazzi erano il luogo principale in cui si viveva la notte torinese all'aria aperta, oggi il fenomeno si è dislocato in vari quartieri della città, primo tra tutti San Salvario. Quello che è fonte di attrazione per i giovani, motivo di lavoro per centinaia di persone e città viva e vegeta, per altri è un problema assoluto, causa di malesseri e di nottate insonni. E' pensando a questo che il candidato sindaco di "Torino in Comune", Giorgio Airaudo, ha fatto la proposta di istituire il "Sindaco della Notte".

Sindaco della Notte con funzioni mediatrici
Cos'è la nuova figura richiesta da Airaudo? "Un ruolo istituzionale, una sorta di garante", spiega l'aspirante primo cittaadino, "che possa svolgere il difficile compito di mediazione puntuale di conflitti che potranno essere portati alla pubblica attenzione ed esaminati, ma anche coordinare quella regia strategica in grado di programmare strategicamente lo sviluppo di questa vocazione. Un Sindaco che dia del tu a chi vive la notte». Questo garante dovrebbe essere sopra le parti per Airaudo, dovrebbe ascoltare  ed essere comprensivo, garantendo tranquillità ai residenti e dando attenzione ai locali stessi. "C’è il diritto alla qualità della vita, al sonno e al benessere che deve esser tutelato in tutti i modi e c’è un mondo vivo fatto da imprenditori, operatori culturali e cittadini che vogliono, nel rispetto del regole ma in piena libertà, potersi godere a qualsiasi ora la meravigliosa città che abitiamo tutti".

Proibizionismo? "No, non serve"
Con la proposta del Sindaco della Notte, "Torino in Comune" non intende mettere in campo politiche proibizioniste, "non hanno mai funzionato", ma pensano piuttosto a un modello simile a quello sul consumo di alcol e di droghe da promuovere e sostenere. "Reclamiamo un maggiore potere di programmazione sugli interventi commerciali, oggi ridotto a spazi limitatissimi, a causa di politiche turbo liberiste che non consentono di porre margini sensati al dilagare di benzinai di alcol. Farebbero mai aprire una fabbrica di trasformazione chimica in piazza Vittorio? No, di certo. Ugualmente vorremmo potesse essere considerato 'logico' lo stesso ragionamento nel caso di decine e decine di attività simili che si possono concentrare in un fazzoletto di territorio. Si chiama programmazione. Che oggi è fortemente limitata, se non annullata".