22 novembre 2017
Aggiornato 10:30
Molinette

Affetto dal morbo di Parkinson dall'età di 29 anni, torna a fare il maestro di sci

Il 250esimo trattamento chirurgico è stato eseguito su una paziente di 63 anni malata di Parkinson da 20 anni. Dal 1998 a Torino per il Parkinson si è associata la stimolazione cerebrale profonda

Da vent'anni alle Molinette si utilizza la stimolazione cerebrale profonda (© )

TORINO - Quando si è affetti dal morbo di Parkinson, si può tornare a fare ciò che si faceva prima? Magari a fare il maestro di sci? Sembrerebbe difficile, eppure i fatti dimostrano il contrario perché è quanto è successo a un uomo che all’età di 29 anni venne colpito dal morbo di Parkinson e, a 12 anni dall’esordio della malattia, dopo la stimolazione cerebrale profonda eseguita all’ospedale Molinette di Torino, è potuto tornare in montagna a fare quello che più amava. Questo è solo uno dei tanti casi sui 250 impianti chirurgici realizzati con successo presso il Dipartimento di Neuroscienze della Città della Salute che ha da poco «festeggiato» i 20 anni di attività chirurgica per il trattamento del Parkinson.

L’ultimo trattamento su una donna di 63 anni
Il 250esimo trattamento chirurgico è stato eseguito su una paziente di 63 anni malata di Parkinson da 20 anni. «La donna», dicono i medici delle Molinette, «ha dimostrato fin da subito una ottima risposta all’intervento, con netto miglioramento della sua capacità e autonomia motoria che risultavano gravemente compromesse prima dell’intervento». La stimolazione cerebrale è una tecnica utilizzata ormai da vent’anni a Torino, città tra le prime a interessarsene e a proporla. «Abbiamo voluto puntare su questa tecnica perché i pazienti avevano bisogno di una valida risposta terapeutica in alternativa al trattamento farmacologico quando questo non è più efficace». I risultati non tardarono ad arrivare, in particolare gli arti dei pazienti iniziarono a essere meno rigidi, con un tremore controllato e un’autonomia funzionale riacquisita.

In cosa consiste la terapia di stimolazione cerebrale?
La terapia prevede il posizionamento chirurgico bilaterale di un sottile elettrocatetere all’interno del cervello, che viene poi collegato ad un piccolo dispositivo chiamato neurostimolatore  (simile a un pacemaker) solitamente impiantato sottocute nella regione toracica o addominale. Quando il neurostimolatore è attivo vengono generati impulsi elettrici che raggiungono il cervello, dove interrompono o riducono i segnali elettrici che causano i sintomi della malattia di Parkinson. Un programmatore consente dall’esterno di regolare gli impulsi. Questa tecnica è oggi approvata anche per altre malattie, quali le distonie, il disturbo ossessivo compulsivo, l’epilessia e il tremore essenziale.