22 agosto 2017
Aggiornato 07:00
Il caso

La Caritas lancia l'allarme: «A Torino 100mila poveri»

Il direttore Pierluigi Dovis sottolinea come l'organismo pastorale si sia fatto trovare pronto con nuove soluzioni. I nuovi poveri sono cassaintegrati e padri separati.

TORINO - Dal 2007 a oggi i poveri torinesi sono raddoppiati. A sostenerlo è Pierluigi Dovis, direttore della Caritas che ogni giorno lotta per trovare nuove formule di sostegno per stare vicino a chi è caduto nella povertà.

Povertà, numeri allarmanti
Sono circa 100.000 le persone che vivono in una condizione di povertà assoluta o relativa: un numero molto alto, pari al 15% circa della popolazione torinese. Il direttore dell'ente non si fa spaventare, consapevole degli sforzi profusi dalla Caritas, ma invoca un cambio di rotta repentino: «Serve un welfare innovativo. Il volto dei poveri è cambiato, ora è quello dei carraintegrati o dei padri separati».

Come aiutare i nuovi poveri
E se il volto dei poveri è cambiato, ne va da sè che è necessario cambiare la ricetta per combattere la povertà. Dovis aggiunge: "Bisogna inventarsi nuove risposte, nuove occasioni che permettano di uscire dal puro assistenzialismo e di creare opportunità di lavoro e di solidarietà». Il problema, già difficile da affrontare in una condizione di normalità, è stato ovviamente ingigantito da una crisi che ha spremuto fino all'ultima goccia i risparmi dei torinesi che vivevano in una condizione economica medio-bassa. I nuovi poveri sono loro: chi riusciva ad arrivare a fine mese con non pochi sacrifici, ora non ci riesce più.

Il progetto «Fa bene»
Il progetto «Fa bene» della Caritas è una delle nuove formule di sostegno pensate per stare davvero vicini ai poveri. Nata tre anni fa, l'iniziativa fa distribuire alle persone meno fortunate il cibo fresco, preso dai mercati. Le persone che ricevono il cibo, non potendo pagare in denaro, sono chiamate a restituire il «favore» con azioni di volontariato. Fin ora sono 55.000 i chili distribuiti ai poveri, per un totale di un centinaio di famiglie aiutate. L'obiettivo, dopo i grandi risultati di questi tre anni, è uno solo: arrivare a far si che il progetto si sostenga da solo, senza finanziamenti esterni.