7 aprile 2020
Aggiornato 23:00
Gian Carlo Caselli

Caselli si racconta: «A Palermo libero solo di respirare, devo la mia vita ai ragazzi della scorta»

Il celebre magistrato piemontese, al Salone del Libro, presenta il suo ultimo scritto, "Nient'altro che la verità". Caselli ha ripercorso oltre 40 anni di carriera, svelandone i momenti drammatici, felici e personali

TORINO - Passano gli anni, ma Gian Carlo Caselli sembra non invecchiare di un giorno. Il celebre magistrato piemontese si presenta al Salone Internazionale del Libro come tutti lo conoscono: determinato, ironico, graffiante. La Sala Rossa è piena fino all'ultimo seggiolino per la presentazione del suo ultimo libro, "Nient'altro che la verità".

Caselli: "Così dissi a mia moglie del trasferimento a Palermo"
Ed è proprio sul concetto di verità che verte tutta la chiacchierata con i lettori, impreziosita dall'intervento del procuratore Marcello Maddalena e del giornalista Ettore Boffano. Caselli non ha peli sulla lingua e, nel ricordare la drammaticità della propria vita sociale nei quasi sette anni a Palermo, ringrazia la famiglia per il sostegno e l'appoggio che hanno sempre garantito alle battaglie del magistrato: «Questo libro l'ho scritto per loro. Mi hanno accompagnato negli anni dell'anti-terrorismo e dell'anti-mafia». Il giudice, che dal gennaio del 1993 sostituì di fatto Falcone e Borsellino a Palermo, racconta con precisione il momento esatto in cui comunicò alla moglie la decisione di trasferirsi nel capoluogo siciliano nei giorni successivi alle stragi di Capaci e via D'Amelio.

Il rapporto con i ragazzi della scorta
«A Palermo ero libero di respirare. Tutto il resto era deciso e imposto dai ragazzi della scorta. Ed è anche per loro che sono con me dal 1974 che ho scritto questo libro...». La testimonianza ai lettori prosegue ricordando con molti curiosi aneddoti proprio chi ha lottato per diversi anni nell'ombra, sempre ai margini, per un solo obiettivo comune: garantire la giustizia. Caselli definisce gli uomini della scorta cordiali ma di un'efficienza spietata, un ossimoro che gli ha salvato la vita e che gli permette di essere al Salone Internazionale del Libro, per testimoniare e raccontare oltre 40 anni di lotta contro la criminalità.