26 ottobre 2020
Aggiornato 22:00
Elezioni comunali a Torino

Ballottaggio, Fassino attacca l’Appendino: «Attendiamo il suo programma, a oggi non c'è»

Il candidato sindaco del Partito Democratico, definendo la strategia in vista del ballottaggio, ha scoccato alcune frecciatine alla rivale del Movimento 5 Stelle. L'accusa principale? Presentare assessori per nascondere la mancanza di un programma chiaro e definito

TORINO - E’ un Piero Fassino determinato e combattivo quello che, pochi giorni dopo la chiusura del primo turno elettorale, si appresta a vivere le due settimane che potrebbero cambiare il futuro prossimo della città di Torino. Il candidato sindaco del Partito Democratico, evidentemente non sicuro dei quasi 11 punti percentuali di vantaggio su Chiara Appendino, ha aperto la seconda fase della campagna elettorale che precede il ballottaggio del 19 giugno, attaccando la diretta rivale. 

Fassino: «Attendiamo il suo programma, sin ora non c’è»
Piero Fassino ha voluto difendere il lavoro svolto sin ora da sé stesso e dalla propria squadra e ha deciso di farlo puntando il dito contro le «lacune» dei contendenti: «Attendiamo di conoscere il programma dell’Appendino visto che, fino a oggi, un programma che ci dica come si vuole governare Torino e per che cosa non è stato esibito». Come un pugile navigato, dopo una campagna elettorale contraddistinta dai toni bassi, Fassino è passato all’attacco, sferrando il primo colpo. E' sul programma che si gioca la battaglia più spinosa, soprattutto nella fase di ballottaggio, dove presentarlo completamente è quasi un divere verso l'elettore.

Il secondo attacco: "Assessori presentati per coprire un vuoto"
Non pago, aspettando l’eventuale reazione della candidata sindaca del Movimento 5 Stelle, il candidato del Partito Democratico ha rincarato la dose concentrandosi sulle presentazioni ai cittadini degli assessori di Chiara Appendino: » Per adesso si è coperto con la presentazione degli assessori un vuoto di proposta di programma. Allora dico: questi assessori che vengono annunciati, per fare cosa?». Un uno-due diretto al cuore dei Cinque Stelle che anticipa come, con ogni probabilità, nei giorni che precedono il ballottaggio, lo sforzo per andare a recuperare parte dell’elettorato sarà totale. 

La proposta che non t'aspetti
Le dichiarazioni vanno a colpire un punto preciso, quello del programma. Per gli elettori, anche quelli che il 5 giugno hanno votato Chiara Appendino, il ragionamento è ben diverso e da Fassino arriva un’apertura inattesa, a tratti spiazzante: «Ci rivolgeremo anche all’elettorato dei 5 Stelle, proprio perché il ballottaggio non è la ripetizione del primo turno. E’ un voto diverso e ci può essere legittimamente un loro elettore che nel momento in cui si debba dare un voto non per essere rappresentato ma per scegliere il sindaco, può rivolgersi a me». Prima l'affondo dunque, poi la proposta. Tredici giorni per recuperare gli elettori o, meglio, per chiudere con un voto in più della rivale. Perché per essere eletti, in fondo, serve solo quello: un voto in più. Il giorno dopo uno dei due si siederà sulla poltrona di primo cittadino, l'altro sui banchi dell'opposizione.