19 giugno 2019
Aggiornato 19:30
Storie di Torino

In via Monginevro il parrucchiere di calciatori e cantanti, la storia spezzata di Salvatore Giacco

Era arrivato dalla provincia di Reggio Calabria giovanissimo per realizzare il suo sogno. Quando tutto stava andando per il meglio, a una settimana dal Festival di Sanremo a cui avrebbe dovuto curare le acconciature dei cantanti in gara, un tragico incidente lo portò via. Aveva solo 30 anni

TORINO - In pochi conoscono la storia di Francesco Salvatore Giacco, uno dei più noti parrucchieri d’Italia di fine anni Sessanta, epoca in cui la televisione era ancora in bianco e nero e in cui nasceva il primo personal computer della Olivetti. Famoso per «le teste che passavano dalle sue mani», Giacco si spense tragicamente in una notte di fine gennaio nel 1970, a pochi giorni dalla sua partenza per il Festival di Sanremo dove si sarebbe occupato delle acconciature dei cantanti in gara. Oggi il suo ricordo è ancora vivo in via Monginevro, in quel salone che aprì con tanta fatica quasi sessant’anni fa.

Il «ragazzo spazzola» diventa il parrucchiere dei vip
Salvatore Giacco arrivò a Torino da un paesino in provincia di Reggio Calabria. Era un’epoca di cambiamenti quotidiani, ma presto lui divenne per molti un punto fermo. Conosciuto come il «ragazzo spazzola», inizialmente non se la passò benissimo e dovette dormire anche in una baracca di lamiera e cartone. Col tempo però il suo talento venne fuori e riuscì a ingrandirsi, mettere su famiglia e acquisire una certa notorietà a Torino. Tutti conoscevano il suo salone in via Monginevro all’angolo con corso Trapani, anche i calciatori che all’epoca militavano nella Juventus e nel Torino e che da lui si facevano tagliare i capelli: tra questi Gigi Meroni, Natalino Fossati e Lido Vieri per i granata, Franco Causio per i bianconeri. La sua fama crebbe molto velocemente e poco dopo i venticinque anni erano tanti i vip che volevano lui per farsi pettinare e apparire in pubblico. Uno dei suoi estimatori era Claudio Villa, un altro Gianni Morandi, un altro ancora Teo Teocoli. Salvatore Giacco era bravo, anzi bravissimo, tanto che fu scelto per il Festival di Sanremo, non certo come cantante, ma come parrucchiere degli artisti in gara. Un grande onore, ma soprattutto un gran riconoscimento.

Il sogno spezzato da un maledetto incidente
L’altruismo portò Salvatore Giacco a coinvolgere il fratello e un cugino nei suoi affari e in altre opportunità lavorative. Proprio per parlare di queste questioni andò a Saint Vincent con quest’ultimo, Jerry Kucan, un ragazzo di 25 anni arrivato da pochi giorni dalla Jugoslavia. Con loro c’era anche un amico, un fotografo di 28 anni di Moncalieri, Giuseppe Caprera. Era la notte del 22 gennaio 1970 e nel Nord Italia imperversava un maltempo come non si vedeva da anni. La strada sulla Torino-Ivrea era completamente ghiacciata e in poche ore si registrarono decine di incidenti tra tamponamenti e auto ribaltate. In uno di questi rimasero coinvolti i tre di ritorno dalla Valle d’Aosta: nessuno di loro si salvò. Intorno a mezzanotte un’auto uscì di strada per colpa della strada ghiacciata. Fu chiamato un carro attrezzi dell’Aci, quello che, pochi minuti dopo, sarebbe stato centrato dall’Alfa Romeo 1750 coupè del trentenne Salvatore Giacco, sbandata prima contro il guard rail e poi ribaltatasi nella scarpata. Nessuno degli occupanti della vettura si salvò.

I figli e l’eredità di Salvatore Giacco
La notizia della morte di Salvatore Giacco, del cugino e dell’amico arrivò alle orecchie della famiglia solo la mattina seguente. Il «parrucchiere dei vip» lasciò la moglie Angela di 29 anni e due figli, Roberto e Carlo di 8 e 10 anni. Questi ultimi hanno onorato al meglio il padre: oggi il salone di via Monginevro è ancora aperto al civico numero 126. E’ più moderno rispetto a 50 anni fa, ma la storia del «ragazzo spazzola» che prese in mano il primo paio di forbici a 12 anni riecheggia ancora.