19 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Salone del Libro

Milano prova a strappare il Salone del Libro a Torino, ma il Governo dice «no»

Si parla di un cambio città per la manifestazione nata a Torino e da sempre associata alla nostra città. Nonostante i numeri record dell'ultima edizione, c'è chi vorrebbe creare un Salone «alternativo» a Milano, ma ci sono più «no» che «sì»

TORINO - Torino o Milano? Milano o Torino? Senza che ce ne sia un vero bisogno, nelle ultime ore queste domande se le stanno ponendo in tanti parlando del futuro del Salone del Libro, la manifestazione nata sotto la Mole e che da sempre è associata alla nostra città che ogni anno, per la kermesse, ospita centinaia di migliaia di persone da tutta Italia. Ma c’è chi ha tirato la pietra avanzando una proposta che in poche ore ha fatto il giro del Nord Italia coinvolgendo diversi soggetti. A parlare di un trasferimento, o meglio di un Salone alternativo e parallelo, è stato Federico Motta, dimissionario da febbraio dal cda della Fondazione che gestisce il Salone del Libro di Torino nonché presidente dell’Aie, Associazione Italiana Editori, da tempo in rotta di collisione con la manifestazione torinese.

Un Salone del Libro «alternativo» a Milano
Quando si parla di furto, Federico Motta sbotta dicendo che non vuole strappare il Salone del Libro a Torino, ma crearne uno alternativo ed evidentemente concorrenziale nel capoluogo lombardo. Tra le motivazioni, oltre l’astio con la Fondazione, ci sarebbero le tante case editrici milanesi che, a parità di offerta al pubblico, proprio a Milano potrebbero trovare una domanda maggiore. L’idea non poteva che piacere all’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, unico forte sostenitore dell’iniziativa. I «no» pesanti sono invece arrivati sia dalla nuova amministrazione di Torino che dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

Il Governo è con Torino per il Salone del Libro
Si pensi all’ultima edizione, ai numeri da record e alle novità messe in campo per rilanciare ancora di più il Salone del Libro. Non c’è motivo per un cambiamento di città e questo concetto è stato ribadito anche dal ministro Franceschini: «A scanso di equivoci», ha detto, «tengo a precisare che l’entrata del Governo al Salone di Torino conferma la nostra intenzione di investire sul Salone e di rafforzarlo per quello che già è da anni, un punto di riferimento nazionale. Rispetto ovviamente l’autonomia degli editori, ma sarebbe davvero utile che l’Aie convergesse su questa scelta». Dello stesso avviso anche il neo sindaco, Chiara Appendino: «Il Salone del Libro rappresenta una ricchezza e una risorsa per Torino e per tutto il territorio. Siamo contenti che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Miur siano al nostro fianco insieme alla Regione Piemonte, a Banca Intesa San Paolo e all'Aie affinché il Salone del Libro resti a Torino».