20 febbraio 2019
Aggiornato 06:30
La decisione

Dal Piemonte arriva lo stop al pranzo scolastico portato da casa: «Vale solo per chi ha fatto causa»

Secondo l’Ufficio Scolastico Regionale, la libertà di scelta è solo per le 58 famiglie che vinsero l'appello a giugno. L’avvocato Vecchione: «Una decisione ridicola»
Altolà in Piemonte al cibo in mensa portato da casa
Altolà in Piemonte al cibo in mensa portato da casa

TORINO - Via libera al pranzo a scuola portato da casa. Anzi no. Con una circolare inviata a tutti i dirigenti delle scuole del Piemonte, l’Ufficio Scolastico Regionale ha precisato che la sentenza emessa lo scorso giugno dalla Corte d’Appello di Torino - nella quale si stabiliva, per i bambini, il diritto di portarsi il pasto da casa - è valida solo ed esclusivamente per quelle 58 famiglie che vi avevano fatto ricorso. 

La circolare inviata ai presidi
Tutto ribaltato dunque, dopo che tanti genitori - non solo in Piemonte, ma anche in altre regioni italiane - si erano presentati con una copia della sentenza della Corte d’Appello per chiedere che i propri figli venissero esonerati dal servizio di refezione scolastica potendo però rimanere a scuola per mangiare il proprio cibo. Invece, il direttore regionale del MIUR Fabrizio Manca ha messo nero su bianco comunicando la decisione dopo aver chiesto un chiarimento all’avvocatura distrettuale dello Stato. 

L'avvocato Vecchione: "E' ridicolo"
Una presa di posizione forte che ha lasciato alquanto perplesso l’avvocato Giorgio Vecchione, da noi già intervistato in merito alla sentenza e a cui le 58 famiglie - organizzate nel comitato CaroMensa Torino - si erano rivolte per intraprendere una battaglia legale poi vinta lo scorso giugno dopo più di tre anni: «La nota del MIUR é quanto di più ridicolo possa esserci. La Corte d’Appello ha infatti stabilito che il diritto di scelta c'é, per tutti. E’ un diritto costituzionale, già presente nell'Ordinamento e che i 58 ricorrenti hanno solo fatto venire alla luce», ha detto l’avvocato, il quale ha poi precisato come ora, per i genitori, rimangano due strade: «La prima è il ricorso d’urgenza al Tribunale, per ottenere prima di settembre un provvedimento che condanni il MIUR e la scuola ad organizzarsi affinché sia esercitabile il diritto di scelta. La seconda è l’atto di forza: a settembre, all'inizio della scuola, i ragazzi andranno col pasto da casa e in questo modo le dirigenze saranno messe di fronte a una scelta. O lasciarli digiuni, e in quel caso scatterebbe la denuncia, oppure obbligarli a uscire dalla scuola, e anche lì si andrebbe incontro a un’altra denuncia».