19 settembre 2021
Aggiornato 00:30
Sala Rossa

Il Comune dà il via libera: «si» al pegno sulle azioni Iren, la Lega insorge

La Sala Rossa ha approvato la delibera per la costituzione di un pegno sulle quote di Iren, una delle tante partecipate del Comune di Torino

TORINO - Per la prima volta, il Consiglio comunale presieduto da Chiara Appendino e quello passato di Piero Fassino sembrano aver trovato un punto di incontro: la strategia d’uscita della città di Torino da Iren. A spingere verso questa soluzione, un debito di 154 milioni di euro difficilmente colmabile entro i termini prefissati.

Cosa dice la delibera
In concreto, tramite la delibera approvata oggi pomeriggio in Sala Rossa, il Comune di Torino ha autorizzato la società FSU a costituire il pegno su 425 milioni di azioni Iren (pari a 14 milioni di euro circa) a favore della banca Intesa Sanpaolo. Chiara Appendino, spiega così questa scelta: «Si tratta di un’operazione straordinaria, dettata dal fatto che siamo obbligati a rinegoziare il finanziamento stipulato anni fa in quanto non riusciremo mai a pagarlo entro il 2021, come da accordi precedenti. Farlo oggi ci tutela ed è nel pieno interesse della città». Per capire questo passaggio bisogna però fare un passo indietro: la finanziaria del Comune di Torino (FCT) partecipa in FSU, di cui detiene la metà delle quote insieme al Comune di Genova. FSU anni fa ha acquistato AM (divenuta poi Iren) per 230 milioni di euro.

Ricca: "Troppo potere alla banca Intesa Sanpaolo"
La critica maggiore arriva dagli esponenti della Lega, soprattutto con Fabrizio Ricca che accusa gli esponenti del Movimento 5 Stelle di essere parte integrante del cosiddetto Sistema Torino: «Stiamo consegnando in modo subdolo a Intesa Sanpaolo una società come Iren». Più pacato il collega Alberto Morano che, pur condividendo l’opportunità di un nuovo finanziamento, non accetta il pegno su 425 milioni di azioni: «I dividendi dei prossimi 10 anni consentirebbero di pagare il mutuo, senza problemi», la sua tesi. Molto sembra giocarsi sul ruolo centrale dell’istituto bancario Intesa San Paolo. La Lega in particolare non sembra apprezzarne tutta questa centralità sulle questioni della città, ma questa tesi viene rispedita al mittente dalla neo sindaca: «Il pegno non modifica gli aspetti di governance, il contratto dice che Intesa Sanpaolo non può intervenire sulla scelta o meno della scissione del Comune da Fsu». Appendino, in questo caso, trova un alleato in Napoli: «Intesa Sanpaolo non è il diavolo di Torino, anzi».

La strana "alleanza"
Alla fine la delibera passa con 27 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti su un totale di 35 presenti. Da notare, in questo caso, il silenzio dei consiglieri del Partito Democratico. D’altra parte, come detto in precedenza, questo processo è iniziato proprio durante la loro legislazione. Per un giorno quindi, il Comune di Torino registra un’alleanza «insolita», quella tra PD e M5S: quanto durerà questa calma apparente?