23 ottobre 2018
Aggiornato 13:30

Bancomat fatti saltare in aria con la tecnica della «marmotta», due torinesi in manette

Due complici sono ancora ricercati: secondo i carabinieri avrebbero compiuto almeno una decina di colpi in provincia utilizzando sempre la stessa tecnica, quella che in gergo si definisce della «marmotta»

RIVOLI - Quattro persone, di cui due già assicurate alla giustizia e due ancora ricercate, sono gli autori di numerosi colpi a bancomat che negli ultimi mesi sono stati messi a segno nella provincia di Torino. Le loro «gesta» sono state riprese dalle telecamere di sicurezza delle banche e i filmati, analizzati dai carabinieri della Compagnia di Rivoli, hanno permesso di identificare i responsabili nonostante agissero a volto coperto e utilizzando ogni volta un’autovettura rubata diversa.

Colpi con la tecnica della «marmotta»
I carabinieri hanno potuto collegare i vari colpi capendo che dietro c’era la stessa mano per il modus operandi utilizzato dalla banda. Per far saltare in aria il bancomat di turno utilizzavano la cosiddetta tecnica della «marmotta»: prima veniva forzata la fessura di erogazione delle banconote, poi all’interno i malviventi inserivano un oggetto in ferro a forma di parallelepipedo (che ricorda una marmotta) utilizzato per mettere all’interno del bancomat l’esplosivo. Fatte queste operazioni preliminari, la banda si divideva e due si occupavano di mandare in mille pezzi la porta della banca con un’ariete di ferro, mentre gli altri due si dedicavano all’innesco dell’esplosivo appena preparato.

Esplosioni in tutta la provincia di Torino
Dai filmati delle telecamere si è notata la velocità con cui la banda riusciva a portare a termine il lavoro. Veloci e sicuri nonostante facessero molto rumore con i levachiodi e con l’esplosione del bancomat. Le indagini hanno permesso di arrestare per furto aggravato e ricettazione già due italiani di 30 e 37 anni residenti a Rivalta. Ancora ricercati i due complici con cui hanno messo a segno almeno una decina di colpi, tra Collegno, Grugliasco, Trofarello, Piossasco, Reano, Favria, Fiano e, si è scoperto, anche in provincia di Genova.