20 ottobre 2018
Aggiornato 18:30

«Autoprodurre non è spacciare», consigliera M5S difende i centri sociali dopo il blitz della polizia

La grillina Maura Paoli giustifica pubblicamente la cannabis al Gabrio: «Le forze dell’ordine capiscano che le priorità d’intervento per Torino sono da altre parti»
Maura Paoli, consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle
Maura Paoli, consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle ()

TORINO - «L’autoproduzione è condivisione, non è spaccio». Inizia così il post di Maura Paoli, 31enne consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle che attraverso i social ha voluto manifestare tutta la propria solidarietà nei confronti del centro sociale Gabrio, dopo il blitz effettuato giovedì mattina dalla polizia nella quale sono state scoperte tre serre di marijuana e due persone sono finite sotto denuncia. 

Paoli: «Mafia si sconfigge legalizzando»
Sul suo profilo Facebook Paoli ha condiviso per intero il comunicato stampa scritto dai militanti di via Millio, riportandone testualmente anche la frase citata all’inizio. Poi ha aggiunto: «L’unico modo per sconfiggere le mafie che affliggono il nostro paese è la legalizzazione. Spero che tutti gli organi preposti che partecipano al tavolo della sicurezza collaborino per individuare le priorità d’intervento per la nostra città». Non solo. A un utente che ha obiettato come la coltivazione di sostanze illegali sia da considerarsi a tutti gli effetti un reato, Paoli ha replicato dicendo: «Il mio discorso è un po’ diverso».

Ricca ironico: «Le priorità? Chiudere i centri sociali»
Frasi che hanno fatto presto il giro del web suscitando anche l’ironia di qualche avversario politico. Emblematico quanto scritto dal capogruppo della Lega Nord Fabrizio Ricca, che dopo essersi detto: «Finalmente d’accordo con qualcuno dei Cinque Stelle», ha ironizzato sulle «priorità d’intervento» di Paoli affermando come le vere priorità per Torino non siano quelle di sequestrare qualche piantina di marijuana, bensì di chiudere definitivamente i centri sociali e «Mandare a lavorare quella gentaglia»