27 maggio 2020
Aggiornato 02:00
L'operazione

Droga e prostituzione, sgominata banda criminale a Torino Nord: 10 arresti

Scoperte tre maxi-piantagioni in Piemonte e Lombardia. I carabinieri hanno sequestrato oltre 4mila piante per un valore di diversi milioni di euro 

TORINO - Prostitute controllate con software-spia installati nei cellulari, campi di marijuana realizzati in aree isolate o disboscate ed esperti botanici che individuavano personalmente le zone adatte alla coltivazione della droga. Un’organizzazione davvero niente male, scoperta dai carabinieri di Torino Oltre Dora grazie a un’intensa attività d’indagine che ha portato a dieci arresti e al sequestro di oltre 4mila piante per un valore di diversi milioni di euro. 

Guerra per il controllo della strada
Le investigazioni hanno preso il via nell’agosto del 2015, quando nell’area nord di Torino hanno iniziato a verificarsi numerose aggressioni - anche con esplosioni di colpi di arma da fuoco - ai danni di alcune prostitute nigeriane. Episodi ricondotti fin da subito ai contrasti esistenti tra i diversi gruppi criminali che controllavano gli spazi della prostituzione. In particolare era la criminalità albanese a gestire la tratta e lo sfruttamento delle donne - dieci in totale di nazionalità albanese e greca, che venivano in Italia con promesse di lavoro, casa e matrimonio per poi finire in strada - le quali venivano mandate a «lavorare» nei comuni di Torino, Volpiano e Cuneo. 

Donne picchiate e ridotte in schiavitù
Al fine di controllare meglio la situazione e aumentare i guadagni dell’organizzazione, i mercanti del sesso instauravano con le ragazze relazioni sentimentali «di comodo» poiché - a detta loro - una donna serena e innamorata «produce» di più. Alcune donne finivano infatti per innamorarsi perdutamente dei loro schiavisti - la cosiddetta sindrome di Stoccolma - e una di esse ha addirittura lavorato subito dopo aver abortito in strada. Tuttavia non mancavano casi di violenza fisica e psicologica, con i carnefici che picchiavano e umiliavano le ragazze oltre a controllarle 24 ore su 24 con un’app speciale installata nei telefonini. 

Tre maxi-piantagioni in Piemonte e Lombardia 
Tutti i profitti della prostituzione venivano reinvestiti nella produzione industriale di marijuana. I carabinieri hanno infatti scoperto tre piantagioni a Corio (Torino), Mortara (Pavia) e Abbiategrasso (Milano), tutte gestite dal sodalizio con la collaborazione di altri albanesi fra cui, appunto, una sorta di botanico che aveva il compito di trovare le aree da disboscare per poi destinarle alla coltivazione della droga. Nei confronti degli arrestati le accuse sono molteplici: si va infatti dal reclutamento, sfruttamento e induzione alla prostituzione al porto abusivo di armi, all’usura e all’estorsione per finire con lesioni aggravate e produzione di droga.