5 luglio 2020
Aggiornato 20:30
100 giorni di Chiara Appendino

I 100 giorni di Appendino: Terra Madre, il Po «verde» e i rebus Salone del Libro-Tav

Sono passati cento giorni esatti dalla vittoria elettorale dello scorso 19 giugno. Cos’è stato fatto fino a ora? Quali questioni sono state risolte e quali aspettano di essere affrontate? Viaggio nella Torino «a 5 stelle»

TORINO - Sono passati cento giorni esatti dalla notte che ha cambiato il volto (e forse la storia recente) di Torino. 2400 ore fa, forse qualcosa di meno, una Chiara Appendino visibilmente emozionata pronunciava le prime parole da sindaca, dopo aver sconfitto al ballottaggio il «super favorito» Piero Fassino. Una vittoria per molti inaspettata che, di fatto, ha segnato uno spartiacque tra «prima» e «dopo», tra la visione della città del Partito Democratico e quella proposta dal Movimento 5 Stelle. A cento giorni esatti è tempo di un primo e parziale bilancio: cos’è stato fatto fino a ora dalla neo sindaca e dalla sua Giunta? Quali questioni sono state trattate e quali attendono ancora di essere affrontate? 

Grandi eventi
- Salone del Gusto: se la manifestazione terminata qualche giorno fa fosse un biglietto da visita, la neo sindaca farebbe un figurone ovunque. 500.000 mila visitatori, stand presi d’assalto e un clima frizzante e positivo, molto simile a quello vissuto (in maniera amplificata) durante le Olimpiadi del 2006. Decisiva in tal senso la mossa di concedere gratuitamente a Slow Food il suolo pubblico.
- Salone del Libro: la questione è spinosa e di vecchia data, visti i tanti problemi giudiziari relativi alle precedenti edizioni. Torino ha perso l’appoggio dell’Aie e di conseguenza dei grandi editori. Una sconfitta? In parte sì. L’attuale amministrazione ha però la possibilità di giocarsi ancora una carta che potrebbe ribaltare il risultato: organizzare una splendida trentesima edizione del Salone del Libro. Solo così la sconfitta di oggi potrebbe trasformarsi domani in una vittoria.

Rapporto con i cittadini
La sindaca l’aveva promesso: l’amministrazione deve essere più vicina ai cittadini. L’iniziativa del «Parliamoci tour» è arrivata alla quarta tappa. In molti hanno apprezzato la voglia di confrontarsi direttamente con la prima cittadina, anche se non sono mancate le polemiche: qualche settimana fa la sindaca ha annullato all’ultimo l’impegno preso per motivi di salute e per la visita di Beppe Grillo. Qualcuno non ha gradito. Gli incontri del sabato a Palazzo Civico procedono, anzi sono stati addirittura raddoppiati. Le pagine social (Twitter e Facebook) sono molto attive, in molti ricevono una risposta anche per questioni semplici: un segnale inequivocabile di semplicità, nonostante la carica istituzionale coperta.

Questione Tav
La notte del 19 giugno dal balcone interno di Palazzo Civico e nelle strade del centro cittadino sventolavano le bandiere No Tav. Pur manifestando tutta la sua personale contrarietà all’opera, Chiara Appendino ha dovuto ammettere di poter fare ben poco contro la realizzazione del Tav. Una posizione senz’altro nota, ma che non tutti probabilmente avevano compreso.

Rapporto con l’opposizione
Chi si aspettava una Chiara Appendino «troppo» istituzionale, si sbagliava. Con l’opposizione non sono mancate frecciatine, segnali di insofferenza della sindaca verso le posizioni portate avanti da qualche consigliere d'opposizione e alcune mancate risposte. Un’eccezione è il rapporto che la lega al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: i due hanno spesso dimostrato di saper collaborare per l’interesse comune, come emerso nelle tante riunioni con i ministri per il Salone del Libro. Con il Capogruppo del Pd Stefano Lo Russo le principali frizioni: i due hanno però partecipato insieme al Torino Pride, mettendo da parte la causa politica in nome dei diritti.

Fiume Po
Premessa: il problema è più ampio di quanto possa sembrare, influenzabile da variabili esterne come la portata dell’acqua, le temperature elevate e una mancanza di fondi per la manutenzione. Le acque del Po continuano a essere verdi. L’intervento manuale e volontario, giudicato tecnicamente corretto dal tavolo dei tecnici, non è riuscito a debellare completamente il problema del millefoglio. La situazione, già di per sé critica, verrà ri-affrontata nelle stesse modalità nei prossimi giorni. I torinesi sperano di poter presto godere del loro fiume, dimenticandosi così dell’attuale palude davanti ai Murazzi.

Staff e tagli sui costi di gestione
Rispetto alla «collega» Virginia Raggi, Chiara Appendino non ha avuto intoppi nel formare la sua squadra. Annunciare con anticipo gli assessori si è rivelata una mossa vincente, nel nome della trasparenza. Il colpo di coda finale, con il quale la sindaca ha deciso di tenere per sé deleghe importanti potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: riuscirà Appendino a dare il 100% in ogni campo in cui sarà chiamata in causa? Per quanto riguarda i costi, il taglio c’è stato: il Comune di Torino risparmierà 5 milioni di euro in cinque anni. Una cifra forse irrisoria rispetto al bilancio comunale di Torino, ma che rappresenta un segnale inequivocabile e un’occasione importante per migliorare l’efficenza dell’apparato burocratico. Valorizzare al meglio le risorse interne diventa quindi obbligatorio, visto il «taglio» di staffisti e collaboratori applicato.

Questione rifiuti
In questo caso la sindaca ha dimostrato, nel bene o nel male a seconda delle interpretazioni, di saper tenere una posizione anche molto rigida. «No ai rifiuti provenienti dalla Sicilia, non siamo la spazzatura d’Italia». Il «no» al governatore della Sicilia Crocetta e al presunto (poi rientrato) stato d’emergenza ha creato inevitabilmente polemiche, ma è stato interpretato da molti come una capacità di far valere il proprio pensiero.

Periferie
Il cavallo di battaglia della campagna elettorale sono state proprio le periferie, quelle zone di Torino «dimenticate dalla precedente amministrazione». Dopo cento giorno è stato fatto ben poco. I cittadini sanno che in 100 giorni cambiare la situazione è impossibile, ma qualcuno si aspettava una maggior attenzione sin da subito. Il piano redatto dalla Giunta parla di 44 interventi in un periodo compreso tra 1 e 5 anni per riqualificare le zone meno abbienti della città. Passare dalle intenzioni ai fatti sarà fondamentale. Il fondo da cui attingere consiste in 41 milioni di euro tra investimenti pubblici e privati.

Metropolitana
Capitolo prolungamento linea 1: i soldi per completare i lavori sono arrivati in estate da Roma. La fine del cantiere è prevista per la primavera del 2018. Ci sono dei ritardi e soprattutto dei disagi, ma non dipendono chiaramente da una sindaca alla guida della città da 100 giorni. La seconda linea invece non convince pienamente la nuova amministrazione, che giusto qualche giorno fa ha ammesso: «Si farà tenendo conto delle ‘nuove’ esigenze dei cittadini». La Giunta Appendino vuole quindi aprire un dialogo con i residenti e commercianti prima che la gara per la linea 2 della metropolitana venga aggiudicata. La sensazione è che si possa andare verso un progetto partecipato, con i pro e i contro che ne conseguono.

Bilancio bloccato per 45 giorni
Il piano di bilancio approvato lo scorso 23 maggio dalla Giunta Fassino è stato «congelato», bloccato per 45 giorni. Chiara Appendino vuole vederci chiaro sulla gestione delle partecipate e su alcune scelte che non convincono l’attuale amministrazione. Si tratta di una scelta forte, che di fatto blocca le uscite della città (meno quelle ordinarie come stipendi ecc) per un mese e mezzo. I documenti relativi ai bilanci di Infra.To e Gtt non si trovano e, soprattutto, le cifre scritte nei bilanci delle rispettive società non corrispondono a quelle iscritte nel bilancio comunale. Una bella gatta da pelare.

Città della Salute
Il «no» della campagna elettorale si è trasformato in un «sì» quasi obbligato. «È interesse della Città che le due aree (ex Fiat Avio e Mollinette) abbiano una programmazione urbanistica coerente e comune». La retromarcia permetterà ad Appendino di trattare con Regione e Governo centrale: Torino non ha nessuna intenzione di perdere il finanziamento promesso e di abbandonare un progetto in grado di cambiare il mondo della sanità piemontese.

In conclusione, analizzando la situazione attuale e quella passata, i primi 100 giorni di Chiara Appendino alla guida di Torino si possono definire "tranquilli». Tutto, o quasi, è filato liscio. La sindaca ha ereditato una città i cui servizi andavano già avanti senza particolari intoppi, ma la visione della città e di quello che deve essere Torino è completamente diversa rispetto al passato. La sensazione è che la sindaca sia attesa da un periodo di fuoco, nel quale dovrà prendere decisioni importanti per la città. Torino cambierà definitivamente il proprio volto?