13 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Fondazione Torino Musei

Dopo le polemiche per la «non mostra» di Manet arrivano le dimissioni della presidente Asproni

L’addio alla Fondazione Torino Musei arriva a poche ore dall’incontro che Asproni avrebbe dovuto avere con la sindaca Appendino. «È un problema di mancato rispetto, delle competenze e del lavoro svolto»

TORINO - Nel Consiglio comunale di oggi si sarebbe dovuta votare una proposta di mozione di sfiducia nei confronti della presidente della Fondazione Torino Musei, Patrizia Asproni. A presentarla erano stati la Lega Nord con il capogruppo Fabrizio Ricca e il consigliere Roberto Rosso. Una mozione già superata perché Asproni ha deciso di lasciare, ha comunicato le proprie dimissioni a mezzo stampa in un’intervista al Corriere della Sera in cui dice che «è un problema di mancato rispetto delle competenze e del lavoro svolto e ormai anche di profonda sfiducia in questa amministrazione». Una storia iniziata male quella tra la presidente della Fondazione e la nuova sindaca Chiara Appendino la quale, nei cinque anni passati tra i banchi della minoranza, aveva più volte chiesto la testa di Asproni per la gestione di Torino Musei. Tutto ciò nonostante i numeri parlassero di una crescita: dal 2013, anno in cui fu chiamata da Piero Fassino, c’era stata una crescita del 42% (2014), del 31% (2015) e del 32% (30 settembre 2016).

I motivi dello scontro? «Problema politico»
Nell’ultima settimana è cambiato tutto, da quando è uscita allo scoperto la storia che la mostra di Manet potrebbe non arrivare a Torino. «Problemi con l’amministrazione», si è più volte detto lasciando intendere che Appendino e la Fondazione Torino Musei erano già ai ferri corti. «La Città non può tollerare che una Fondazione non sia in grado di mantenere i rapporti con un importante soggetto culturale», aveva commentato la prima cittadina aggiungendo, «mi aspetto che, per responsabilità, nei prossimi giorni la presidente rassegni le proprie dimissioni». E così è stato. Asproni ha lasciato l’incarico che ricopriva dal 2013. I motivi dello scontro? C’entra solo la mostra di Manet? «Non ho mai avuto un contatto diretto con la sindaca. Il problema è politico», dice Asproni al Corriere della Sera, «il giorno della sua elezione le mandai un messaggio di felicitazioni con la richiesta di un incontro. Un altro il 19 luglio. Poi un altro, e un altro ancora. Nessuna risposta. Invitiamo Appendino alla presentazione del bilancio semestrale. La sindaca sarà presente, ci dicono. Ottimo. Chiamano per dire che ha un impegno. Spostiamo la data per permetterle di esserci. Alla fine ci fa sapere che non viene ma ci sarà Francesca Leon, assessore alla Cultura. Non si presenta neppure lei. Sconcertante», e conclude, «sono una esterna, non organica, non appartengo a nessuno. Il sistema-Torino è vivo, vegeto, intatto. E spesso respinge chi non appartiene al sistema stesso».

Dimissioni a poche ore dall’incontro
L’addio annunciato alla Fondazione Torino Musei arriva a poche ore dall’incontro con la sindaca Chiara Appendino previsto per oggi a mezzogiorno. Un appuntamento atteso da molto in cui si sarebbe dovuto parlare della mostra di Manet ma non solo ovviamente. Anche del futuro della cultura in città e di come l’amministrazione voglia mandare avanti musei e mostre che hanno fatto di Torino una città turistica. «Mi chiedo quanto fastidio possa dare il successo avuto in questi anni», dice ancora Asproni al Corriere della Sera, «non vedo un orientamento chiaro, solo una pesante ingerenza su un ente che è autonomo. Nei miei confronti c’è stato un pregiudizio che prescinde anche dai risultati ottenuti».