16 novembre 2019
Aggiornato 00:30
Appendino-Asproni

Appendino vuota il sacco: «Manet a Milano, la Fondazione e Asproni. Ecco la mia verità»

La sindaca ha voluto intervenire in merito alle polemiche scaturite dopo le dimissioni della presidente della Fondazione Musei e la “perdita” di Torino della mostra del pittore che avrebbe chiuso il ciclo degli impressionisti

TORINO - Arrabbiata, tagliente e determinata a raccontare a tutti la propria verità. Chiara Appendino, travolta dalle tante polemiche dopo il «trasloco» della mostra di Manet da Torino a Milano, affida a Facebook il proprio pensiero. L’obiettivo? Fare chiarezza e raccontare la propria verità a più persone possibili. Le dimissioni della presidente della Fondazione Musei sono solo l’ultimo episodio di una querelle lunga in realtà diversi mesi. Lo sfogo della sindaca si apre con un’accusa tagliente: «Su questa sedia, questa mattina alle 12, doveva essere seduta Patrizia Aproni, la ex-direttrice della Fondazione Torino Musei. Non è venuta e della sua defezione ho saputo soltanto ieri sera, attraverso un’anticipazione del Corriere della Sera».

Chi non ha voluto incontrare chi? La versione di Appendino
Le difficoltà di comunicazione tra l’amministrazione pentastellata e la Fondazione Torino Musei sono ormai note, ma accertare la responsabilità di questa situazione non è affatto semplice. Se Asproni aveva motivato le proprie dimissioni con una mancanza di rispetto, delle competenze e del lavoro svolto, accusando Chiara Appendino di non essersi presentata a un incontro tra le parti, la sindaca ha rispedito al mittente le accuse e ha rilanciato: «L’unica richiesta di incontro è pervenuta il 19 luglio, ed è riferita a una richiesta di un mese prima. Fine dei contatti. In data 4 ottobre, prima che scoppiasse il caso Manet, la mia segretaria chiama Asproni, la quale dà disponibilità solo per la data di oggi (24 ottobre). E’ grave che sapendo della situazione che si sarebbe creata non ha chiesto alla mia segretaria almeno di chiamarmi per riferire delle importanti comunicazioni». Anche perché, sottolinea Appendino, notizie importanti da comunicare c’erano: la mostra di Manet infatti non chiuderà il ciclo di impressionisti a Torino ma verrà organizzata in un’altra collocazione (probabilmente Milano) in accordo con il Museo d’Orsay.

Appendino conferma: "Niente mostra a Torino, Asproni non merita fiducia"
Tra Appendino e Asproni infatti vi è una terza parte il cui ruolo non può non essere preso in considerazione: quello della Skira editore, società che si sarebbe dovuta occupare di curare la mostra di Manet a Torino. La sindaca incontrerà il presidente Massimo Vitta Zelman nella giornata di mercoledì. E’ stato il presidente stesso, pur ribadendo l’assenza di preclusioni nel continuare la collaborazione con Torino, a comunicare alla prima cittadina la notizia che ha sollevato enormi polemiche, riferendo ad Appendino che ormai non sussistevano i tempi, gli spazi e le condizioni per realizzare la mostra. La colpa del «trasloco forzato» della mostra di Manet da Torino a un’altra locazione secondo la sindaca ricade sulla dimissionaria Aproni: «O non era a conoscenza o non ha riferito nulla all’amministrazione. In entrambi i casi, per quanto mi riguarda, la fiducia necessaria a una proficua collaborazione nell’interesse della Città è irrimediabilmente incrinata». Dopo polemiche, attacchi e verità, il chiarimento di Appendino si chiude con buon proposito: «Spero di mettere oggi un punto a questa situazione e di tornare a parlare di progetti culturali che, tutti insieme, svilupperemo per Torino».