2 luglio 2020
Aggiornato 10:30
Ex Moi

Ex Moi, il censimento volontario fa discutere: «Non si presenterà nessuno...»

Appendino ha confermato la volontà di procedere palazzina per palazzina, affidando i controlli agli assistenti sociali in collaborazione con le forze dell’ordine. L’opposizione attacca: «Ci sono circa 1200 persone e pochissime scappano dalla guerra, la maggior parte sono clandestini»

TORINO - Continua a far discutere il futuro dell’ex Moi. Le palazzine olimpiche, oggi occupate da un migliaio abbondante di cittadini stranieri, verranno sgombrate. Questa è l’unica certezza. Quello che invece non è ancora chiaro sono le tempistiche con cui verrà eseguita la «liberazione» del Moi. Appendino, in accordo con il predecessore Fassino, parla infatti di un processo complesso: serve quindi del tempo e delle risorse che, ovviamente, mancano. 

Ricca: «Al censimento volontario non si presenterà nessuno...»
La prima fase, indispensabile, è quella del censimento. La sindaca intende proporlo su base volontaria, confidando nel lavoro dei servizi sociali. Una soluzione che non lascia soddisfatta l’opposizione, che nella persona di Fabrizio Ricca attacca: «Censimento volontario? Ma chi pensa che venga a farsi censire? La maggior parte delle persone che occupano le palazzine non scappano dalla guerra, ma sono clandestini che verrebbero tutti espulsi». Una posizione condivisa anche dai colleghi del centro-destra, che punta il dito contro la mancanza di sicurezza e legalità, auspicando una soluzione rapida ma soprattutto definitiva, capace di porre fine all’abusivismo e alle recenti violenze nel quartiere.

Fassino appoggia Appendino, ma l'avvisa: «Ci sono due difficoltà...»
In soccorso di Chiara Appendino arriva la presa di posizione di Piero Fassino che prima condivide il modus operandi scelto dalla sindaca pentastellata, poi l’avvisa: «Cosa accadrà dopo il censimento? E’ probabile che molti non abbiano alcun diritto di asilo». E ancora: «Favorevole allo sgombero graduale da lei proposto, ma dove verranno ricollocati gli aventi diritto?». Insomma, la questione appare sempre più spinosa. Una mano in tal senso potrebbe arrivare dalla Compagnia di San Paolo, con cui sono in corso colloqui per gestire il post-sgombero. D’altra parte le risorse a livello nazionale latitano e la sindaca è costretta a pensare a un piano B.

Appendino: «Se Governo non finanzia, abbiamo un piano B»
Appendino spiega come il Comune abbia il dovere di agire, tutelando tre soggetti: i cittadini del quartiere, la proprietà delle palazzine e i profughi a cui devono esser garantiti i diritti. Intanto, in attesa di portare avanti lo sgombero, verrà aumentato il presidio delle forze dell’ordine sul territorio: «Dobbiamo dare delle risposte al quartiere. Mi auspico che ai sindaci vengano date le risorse adeguate per garantire la sicurezza. Noi comunque ci stiamo muovendo per avere un’alternativa nel caso non arrivino risorse dal Governo».