25 giugno 2017
Aggiornato 22:30
Natale coi fiocchi

Chiude tra le polemiche il mercatino di piazza Statuto: «La soprintendente dov’era l’anno scorso?»

Devono liberare la piazza i commercianti che da qualche giorno avevano riempito le 27 pagode. La soprintendente ha detto che sono troppo impattanti, ma loro non ci stanno: «Questa è una vicenda nata da beghe politiche»

Chiude tra le polemiche il mercatino di piazza Statuto (© Diario di Torino)

TORINO - Adesso è ufficiale, il mercatino di Natale di piazza Statuto deve essere sgomberato. Un vero peccato perché per almeno un mese anche in una delle zone centrali di Torino più smorte durante l’anno si sarebbe avuto un movimento di torinesi e turisti non indifferente. Ma nulla, per la soprintendente Luisa Papotti sono troppo impattanti quelle 27 pagode che contornano la pista ciclabile fino all’altezza di via Garibaldi. «Il problema sembra essere dato da queste strutture bianche», dicono ora i commercianti che avevano già pagato 3mila euro per stare in piazza Statuto dal 5 al 23 dicembre con un orario di apertura dalle 10 del mattino fino alle ore 23, «ma a noi sarebbero andate benissimo anche le casettine che sono state montate in piazza Castello, anzi le preferivamo».

Un danno economico da oltre 80mila euro
Il dietrofront costerà a Cat e Buongiorno Italia, i due soggetti che gestiscono i mercatini di Natale e gli eventi natalizi, oltre 80mila euro. Soldi senza cui diventerà impossibile tenere fede ai tanti eventi in calendario per i prossimi giorni e le prossime settimane. «Abbiamo iniziato dal coro gospel che si sarebbe dovuto tenere proprio qui in piazza Statuto», ci spiegano, «e per forza di cose non saremo in grado di assicurare altri eventi previsti inizialmente». Agli 80mila euro si aggiungono i mancati guadagni degli ambulanti, adirati dalla situazione che si è venuta a creare: «Noi vogliamo solo lavorare», ci dice un commerciante di formaggi mentre carica i prodotti per riportarli indietro, «facciamo tanta fatica perché i costi sono tantissimi e poi all’ultimo ci impediscono di fare il nostro lavoro». Seguono a ruota altri commercianti: «Neanche a Milano in piazza del Duomo c’è questa confusione. La cosa peggiore è che c’è chi sa da qualche giorno della decisione della soprintendente e nessuno ci ha informati e noi, giustamente, abbiamo montato tutto. E ora ci tocca smantellare e anche velocemente. Preoccupati per i soldi versati? No, per nulla perché lavoriamo tutto l’anno con queste organizzazioni e ci fidiamo ciecamente. L’errore non è stato loro».

Trasferimento in corso Marconi? «No grazie»
Tra i tanti mercatini ce n’è uno che pare non sia per nulla decollato: quello di corso Marconi. Ai commercianti di piazza Statuto è stata offerta quella soluzione come alternativa ma loro hanno risposto «no grazie» in coro. «Se ci siamo messi qui c’è un motivo, in corso Marconi non ci pensiamo minimamente ad andare». E sul perché di questa vicenda i dubbi sono pochi: «Questo è un problema nato da beghe politiche. Lo scorso anno in piazza Vittorio fu concesso un cupolone alto più di 15 metri alla Sony e la soprintendenza non fece nulla, qui invece…».