20 agosto 2017
Aggiornato 13:30
Politica

Fassino ministro del «nuovo» Governo, pronto l’addio dopo solo sei presenze in Sala Rossa

Le quotazioni dell’ex sindaco di Torino sono in calo, ma l’ipotesi resta ancora in piedi. Fassino potrebbe così tornare a Roma a occupare una poltrona di spicco e lasciare quella da consigliere di minoranza, occupata ben poche volte

Per Fassino c'è l'ipotesi di un addio a Torino per Roma (© )

TORINO - Dopo appena sei presenze in Consiglio comunale, per un totale di 22 ore e 20 minuti di permanenza in Sala Rossa con gli altri consiglieri eletti lo scorso giugno, Piero Fassino potrebbe salutare Torino per un ritorno al passato a Roma come ministro del neonato (e temporaneo) Governo di Paolo Gentiloni. Quello dell’ex sindaco del capoluogo piemontese è tra i nomi ipotizzati per ricoprire il Ministero degli Esteri, lasciato vacante proprio da primo ministro nominato da Sergio Mattarella. E anche se nelle ultime ore le sue quotazioni sono in calo, per il momento Fassino resta tra i principali candidati. Nella lista con lui ci sono anche Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato, Carlo Calenda attualmente allo Sviluppo Economico, ed Elisabetta Belloni, prima donna segretario generale proprio di questo ministero che alla fine dovrebbe spuntarla anche per gli ottimi rapporti con il nuovo primo ministro. Se comunque dovesse dire «addio» a Torino, Fassino non lo farebbe con l’amaro in bocca. Dopo aver rifiutato il posto da capogruppo del Pd, in Sala Rossa si è infatti presentato poche volte. Pronta a subentrare Lorenza Patriarca, la prima esclusa della lista Pd.

Fassino, una vita in politica
Quello di Piero Fassino è da sempre un nome legato al mondo della politica. Sono moltissimi gli incarichi ricoperti a partire dal 1975 quando fu eletto consigliere comunale del capoluogo piemontese, carica che manterrà per dieci anni. Dopo la Sala Rossa passa al Consiglio provinciale, mentre la sua ascesa politica a livello nazionale prendeva sempre più corpo: nel 1994 viene eletto parlamentare alla Camera dei Deputati e dopo due anni, nel primo Governo Prodi, diventa sottosegretario agli Esteri. E’ solo l’inizio di un rapporto durato molti anni con la Camera dei Deputati. Nel 1998 il suo primo Ministero, quello del commercio con l’estero, a cui seguiranno quello di grazia e giustizia e quello agli affari esteri, quest’ultimo come sottosegretario. Dopo cinque legislature in Parlamento il ritorno nella «sua» Torino con l’elezione a sindaco nel 2011.

Gli altri ministri di Gentiloni
Manca ancora qualche ora all’ufficialità dei nomi che comporranno il Governo temporaneo di Paolo Gentiloni. Pare comunque che l’ex ministro degli Esteri sia intenzionato a mantenere il più possibile gli uomini già scelti da Matteo Renzi. Una continuità che vuol dire Padoan all’Economia, Orlando alla Giustizia, Angelino Alfano agli Interni e Martina all’Agricoltura. Potrebbe rimanere in bilico anche il ministero del Lavoro: se cadesse Poletti al suo posto dovrebbe subentrare Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo ed ex dirigente Cgil. Quasi una certezza invece la sostituzione del ministro all’Istruzione Stefania Giannini che con la «Buona Scuola» non ha convinto a tal punto da essere riconfermata. Resterà, almeno secondo gli ultimi rumors, Maria Elena Boschi con la delega ai Rapporti con il Parlamento.