19 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Centri massaggi cinesi

Centri cinesi a Torino a luci rosse: «Clienti italiani e prestazioni fino a 300 euro»

L’indagine, che potrebbe essere solo un inizio rispetto al resto d’Italia, è durata più di un anno. Le forze dell’ordine hanno spiegato i numeri che ci sono dietro i centri massaggi che in realtà facevano ben altro

TORINO - Quello inferto alle «case chiuse» mascherate da centri benessere cinesi è un duro colpo per un business da oltre 12 milioni di euro all’anno in costante crescita annuale. Non è stato semplice per le forze dell’ordine, è servita un’indagine durata oltre un anno per avere le prove che in quei luoghi così diffusi a Torino e in cui si promettevano massaggi rilassanti, in realtà c’era un vero e proprio giro di prostituzione.

Colpiti l’80% dei centri a Torino
Per il momento sono stati messi i sigilli a 38 centri benessere cinesi ubicati in città. Solo una decina ha superato indenne l’indagine che in tutto ha impegnato 200 agenti. «Non è ancora finita», ha spiegato il commissario Fabrizio Lotito, «ci sono ancora da ricostruire i flussi ingenti di denaro, verificare l’ipotesi di una associazione criminale e ramificata alla guida delle sale».

Clienti quasi tutti italiani
Per l’indagine sono stati fondamentali i testimoni, cioè i clienti individuati e interrogati. In tutto sono 237, quasi tutti italiani, di età compresa tra i 20 e i 70 anni, appartenenti a ogni ceto sociale. «Abbiamo prima individuato i frequentatori, tutti italiani, e attraverso le loro testimonianze abbiamo individuato i centri con le prostitute». E poi altri numeri che fanno capire il giro di denaro che c’è dietro ai centri benessere cinesi: ogni centro riceve dai 6 ai 10 clienti al giorno per «prestazioni» che vanno dai 50 ai 300 euro. In tutto si supererebbero i 12 milioni di euro l’anno di fatturato perlopiù nero: soldi che, molto probabilmente, vengono poi inviati direttamente in Cina.