19 dicembre 2018
Aggiornato 00:30

Tumore alla prostata, dal Piemonte la prima ricerca per la sorveglianza attiva

Parte il primo studio finalizzato alla sorveglianza attiva dei tumori della prostata a basso rischio, realizzato grazie al contributo della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo

TORINO - L'arma da usare è la "sorveglianza attiva", il nemico da combattere è il tumore alla prostata. La Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d'Aosta unitamente con il CPO del Piemonte hanno avviato il primo progetto di ricerca per la sorveglianza attiva della neoplastasia più frequente tra gli uomini al giorno d'oggi. Basti pensare che in Piemonte si contano circa 3500 nuovi casi ogni anno, molti dei quali diagnosticati ad uno stadio localizzato e a basso rischio. In tali condizioni, la strategia terapeutica preferibile appare dunque la cosiddetta sorveglianza attiva. In questo modo è possibile ritardare, o in alcuni casi addirittuta evitare, gli invasivi trattamenti chirurgici e radioterapici. Evitare tali terapie a forte impatto sul fisico del paziente porta, di conseguenza, a una diminuzione del rischio di effetti collaterali (tra i più frequenti l'incontinenza urinaria e l'impotenza sessuale). 

In cosa consiste la sorveglianza attiva? 
Si tratta di monitorare costantemente il tumore, al fine di rilevarne eventuali alterazioni o aggravamenti che richiedano un trattamento più radicale. Così facendo, i casi di intervento saranno ridotti alle sole occorrenze di stretta necessità, o qualora il paziente lo richieda esplicitamente. La sorveglianza attiva si propone come un'alternativa al tradizionale trattamento del tumore alla prostata, tenendo sempre presente che si fa riferimento a casi a basso rischio.
Ad oggi, circa 250 pazienti sono stati coinvolti nella ricerca dei centri di Urologia e Radioterapia della Rete Oncologica. Di questi, ben il 75%, dopo essere stati adeguatamente informati riguardo rischi e vantaggi dei diversi trattamenti, ha deciso di prendere parte allo studio di sorveglianza attiva. Anche in questo risiede l'innovazione del progetto: si lascia al paziente la possibilità di compiere scelte mediche informate, valutando tra diverse alterntive terapeutiche possibili. Il 2 febbraio dalle ore 14 è previsto a Torino, presso l’Aula Magna dell’ospedale Molinette, un incontro di presentazione ufficiale dello studio.