20 maggio 2019
Aggiornato 21:00
Falò Valdese

Torino, il 16 febbraio per la prima volta il «falò» della Chiesa Valdese in piazza Castello

Tra una settimana, una catasta di legno sarà data alle fiamme davanti a Palazzo Madama in occasione delle «Lettere patenti», una tradizione della Chiesa Valdese. Lo ha fortemente voluto l’Amministrazione comunale.

TORINO - Un falò in piazza Castello il 16 febbraio: non stiamo parlando ovviamente del «farò» di San Giovanni, ma di una pira che per la prima volta nella storia della nostra città verrà bruciata proprio davanti a Palazzo Madama: il falò dei valdesi. La Città di Torino ha infatti concesso il patrocinio e l’uso di piazza Castello alla Chiesa Valdese per le tradizionali celebrazioni delle «Lettere Patenti», l’editto promulgato da Carlo Alberto nel 1848 che sancì la concessione dei diritti civili e politici ai valdesi.

Giusta: "Felici di offrire lo spazio"
Ogni anno i valdesi si ritrovano per festeggiare la ritrovata libertà accendendo fuochi che illuminano le valli intorno a Pinerolo: il 16 febbraio lo faranno nel cuore di Torino, con un palco che accoglierà autorità, ospiti e i cori che accompagneranno l’accensione del falò. Le fiamme verranno accese alle ore 20. Il falò dei valdesi torna quindi a Torino dopo circa 30 anni: allora fu bruciato davanti al Monte dei Cappuccini, è invece la prima volta che viene acceso in piazza Castello. Soddisfatto Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino: «L’amministrazione comunale è felice di offrire uno spazio consono a un evento così importante per i nostri cittadini. Celebriamo l’apertura di spazi e di comunicazione tra mondi fino ad allora chiusi al confronto».

La Chiesa Valdese: "Ci saranno anche lgbt, laici e rifugiati"
Non si è ovviamente fatta attendere la reazione della Chiesa Valdese stessa, che ha affidato i propri pensieri alle parole di Patrizia Mathieu, presidente del Concistorio valdese di Torino: «La Chiesa Valdese è estremamente lieta di poter realizzare nel cuore della città un evento che è tradizionale nella nostra storia. Ci siamo sempre occupati di diritti perché per molto tempo non ne abbiamo avuti. Per questo condividiamo il palco con tutti coloro che hanno patito o tuttora patiscono l’assenza di diritti: ci saranno gli ebrei, destinatari anch’essi delle Lettere patenti del 1848, e ci saranno le associazioni lgbt, le associazioni per la laicità e per i rifugiati».