19 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Guardia di finanza

Avvocato di Torino coinvolto in una maxi truffa, sequestrati beni per oltre 630mila euro

Un suo cliente si è finto console della Repubblica Indonesiana per indurre un imprenditore lombardo a investire 1,6 milioni di euro. Soldi che si è poi spartito con l’avvocato stesso

TORINO - La guardia di finanza di Torino ha condotto un’operazione che ha portato al sequestro di beni per un valore di circa 630mila euro a T.F., un avvocato torinese, indagato per aver riciclato parte del provento di una truffa commessa da un proprio cliente. L’uomo è stato anche denunciato per riciclaggio

La truffa del cliente
Tutto è nato quando un cliente dell’avvocato si è finto console onorario in Italia della Repubblica Indonesiana e, sotto questa attribuzione, aveva proposto a un imprenditore lombardo, attivo nel settore turistico, l’acquisto per lo sfruttamento commerciale di tre isole nel mar di Java, proponendosi come intermediario con i presunti proprietari indonesiani degli atolli. Fidandosi della bontà dell’operazione, l’imprenditore ha versato 1,6 milioni di euro su conti correnti indonesiani riconducibili al truffatore che, successivamente, ha trasferito parte della somma in Italia al suo avvocato di fiducia. La guardia di finanza è riuscita a scoprire tutto il raggiro e a fermare sia il finto console che il legale.

I soldi all’avvocato in Italia
Dopo la condanna per truffa, la Procura di Torino ha disposto specifici accertamenti per ricostruire le operazioni finanziarie con cui sono stati trasferiti i proventi del reato e verificare in quale modo fossero stati reimpiegati dall’avvocato T.F. in Italia. Le indagini, effettuate dal nucleo di polizia tributaria, hanno permesso di accertare che il legale, dopo aver ricevuto una considerevole parte della somma provento della truffa, ha fatto trasferimenti, investimenti, disinvestimenti e impieghi con lo scopo di ostacolare l’accertamento della provenienza illecita del denaro ricevuto. Inoltre, l’approfondimento sulle dichiarazioni dei redditi, ha portato a escludere che le stesse somme potessero provenire dall’attività professionale.