13 agosto 2020
Aggiornato 12:30
Cronaca

Mercato del libero scambio, il suk muore per lasciare posto a «Barattolo»

Nuove proposte dall'Amministrazione Appendino per regolamentare il mercato del libero scambio cittadino. L'assessore Marco Giusta presenta «Barattolo», progetto che nasce all'insegna della sostenibilità ambientale, dell'inclusione e della legalità

TORINO - «Recupero, rigenerazione e regolamentazione» queste le parole d'ordine che caratterizzeranno le nuova vita del mercato torinese del libero scambio. Oggi infatti assistiamo ai funerali del Suk così come lo conoscevamo e, contestualmente, osserviamo il nuovo progetto «Barattolo» muovere i suoi primi passi. Di che cosa si tratta?

«Barattolo»
Nuove prospettive per quel che riguarda la rivendita dell'usato, un progetto tutto da scoprire prende vita su proposta dell’assessore Marco Giusta. «Barattolo» vuole essere infatti il punto di svolta di una discussione che da troppo tempo verte in stato di stallo. «Questo step segna il cambio di passo dell'Amministrazione», sostiene l'assessore Giusta, «chiudendo finalmente il periodo degli eterni esperimenti e delle continue proroghe». Con la nascita di questa iniziativa si intende riportare l'attenzione alle ragioni caratterizzanti del mercato del libero scambio: il contrasto dei processi di esclusione, la lotta alle nuove e numerose forme di povertà e la valorizzazione di luoghi che ne ospiteranno le attività.

Le tre parole d'ordine
Al primo posto si pensa al forte impatto ambientale del nuovo piano. Parlando di «recupero» infatti, si intende porre l'attenzione sul fatto che oltre 70 tonnellate di materiali verranno riutilizzati senza entrare nel circolo dei rifiuti ogni settimana. Va da sè che, in tal senso, le attività di compravendita dell'usato giocheranno un ruolo importante anche sul fronte della battaglia alla sostenibilità ambientale. Discorso che si colloca inoltre all'interno del più generale tentativo di rieducazione culturale basato sull'idea di allungare il ciclo di vita degli oggetti, anzichè buttarli e sostituirli. Si passi poi alla seconda parola d'ordine: «rigenerazione». L'Amministrazione comunale pone l'accento sul panorama di possibilità che si genereranno grazie agli introiti guadagnati dall’occupazione del suolo pubblico. Si immagina che tali fondi potranno essere reinvestiti in progetti di riqualificazione urbana, a vantaggio proprio di quelle aree problematiche che ospiteranno «Barattolo». Ultima, ma non di certo per importanza, viene la «regolamentazione», poichè la legalità si presenta come uno dei cardini del progetto. «Barattolo» prevede in questo senso una nuova e più stringente serie di regole per partecipare al mercato. Per fare alcuni esempi, viene inserito il vincolo sulla residenza, è ristretta la lista dei beni scambiabili, si elimina la possibilità di vendita degli stalli rimasti invenduti (per evitare gli assembramenti al mattino tanto odiati dai residenti) ecc...

Il percorso di rinascita del suk
La scalata per dare delle regole all'intricato mondo del mercato del libero scambio è senza dubbio impervia. Il primo passo è stato la chiusura del bando per la gestione delle aree delle attività, con la nomina dell'associazione Vivibalon. «A gennaio con il bando abbiamo garantito una progettazione pluriennale, respiro e investimenti; adesso, un nuovo regolamento che fissa con maggior definizione i criteri per operatori e operatrici. E, da fine marzo, avremo una nuova area» spiega Giusta. Su questa via, il neonato «Barattolo» intende uscire dall'alone di incertezza e illegalità che caratterizzò il suo antenato Suk. Il progetto dovrà dunque passare al vaglio definitivo del Consiglio comunale e, dulcis in fundo, l'Amministrazione dovrà fronteggiare la spinosissima questione della definizione del luogo in cui collocare le attività del mercato.