27 maggio 2020
Aggiornato 02:30
Personaggi storici a Torino

Marcel Bich, l’inventore dell’usa e getta e fondatore della Bic è torinese

Bich l’inventore del consumismo, del prodotto perfetto a un prezzo così basso da essere accessibile a tutti e fondatore della (quasi) omonima azienda Bic è nato a Torino. Dal 2004 sulla sua casa natia è stata posta una targa in onore suo e del cambiamento che ha portato nel modo di scrivere

TORINO - In pochi lo sanno ma il padre vero del consumismo e dell’usa e getta è torinese. Cosa vi viene in mente quando sentite la parola «Bic»? Se la risposta è una penna a sfera o perché no un accendino (e onestamente altrimenti non potrebbe essere) avete fatto centro. Pensate infatti che il fondatore del colosso multinazionale Bic, è nato proprio nel capoluogo piemontese.

La storia dietro il successo planetario
Marcel Bich, questo il nome del creatore dell’azienda leader nel settore dell’oggettistica monouso, nasce a Torino nel 1914 in una palazzina in corso Re Umberto 60 dove sin dal 2004, in occasione del decennale della sua morte, è presente una targa commemorativa in suo onore che recita: «semplificò la quotidianità della scrittura». Presto però il giovane si trasferisce con la famiglia in Francia, precisamente a Parigi, dove si laurea in legge.

L’ingresso nel mondo del lavoro non è dei migliori per il re dell’«usa e getta» (come verrà soprannominato in seguito). Tanti e diversi i mestieri che ricopre: dal venditore porta a porta di lampadine e insegne luminose al rappresentante d’inchiostri. Fino al 1953 anno in cui arriva la svolta, non solo per lui ma per l’intera storia della scrittura. Il barone Marcel Bich incontra Laszlo Biro, un inventore ungherese, che naviga in cattive acque ma porta con se una grande idea: la penna a sfera. L’idea, avuta osservando la scia lasciata sul marciapiede dalle biglie di ferro utilizzate dei bambini per giocare, è grandiosa ma presenta alcuni grossi difetti tecnici. La biro originale perde continuamente inchiostro e scrive raschiando il foglio, senza contare anche l’enorme prezzo alla quale è venduta. Il barone Bich però decide che quella è la sua «gallina dalle uova d’oro» su cui puntare tutto. Rileva il brevetto da Biro, si impegna anima e corpo al miglioramento del progetto (il problema era l’inchiostro troppo poco denso e la pallina del metallo sbagliato era in ferro mentre oggi si usa il tungsteno) e infine fonda la sua azienda a cui da il suo stesso nome, mozzato dell’«h», Bic.

I primi tempi non sono facili, non tutti amano la sua penna anzi addirittura le maestre la sconsigliano poiché incentiva alla cattiva calligrafia ma alla fine, grazie all’insistente campagna pubblicitaria portata avanti da Marcel Bich e alle caratteristiche vincenti della sua penna in grado di scrivere con qualsiasi inclinazione e dall’involucro trasparente (cosi da poter verificare la durata residua dell’inchiostro) ed esagonale (in grado di mantenere la penna ferma anche sui piani inclinati) consentono alla penna a sfera come la conosciamo noi oggi di arrivare prepotentemente sulle scrivanie di tutto il mondo cambiando per sempre il modo di scrivere.