18 dicembre 2018
Aggiornato 23:30

Ex Moi, lo sgombero affidato a un project manager: «Prima palazzina liberata entro la primavera»

Appendino ha ribadito come la liberazione della palazzine avverrà nel pieno rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti: «Le persone non sono pacchetti da spostare utilizzando 500 poliziotti»

TORINO - Inizia a delinearsi la strategia per lo sgombero delle palazzine ex Moi. Dopo mesi d’attesa e tensioni ormai quotidiane, l’amministrazione sa di non aver più tempo da perdere: «Abbiamo la necessità di intervenire, stiamo costituendo il tavolo per individuare percorsi di inclusione sociale adeguati" ha ammesso Chiara Appendino. La prima palazzina verrà liberata entro la Primavera, ma la domanda che tutti si fanno è la seguente: come avverrà lo sgombero?

Perché un project manager per l'ex Moi
La novità è che questo processo molto delicato verrà affidato a un project manager, una figura professionale che inizierà a lavorare dalla prima settimana di marzo. Chiara Appendino spiega: «E’ stato scelto un project manager in base ai curriculum pervenuti alla Compagnia di Sanpaolo. Parliamo di una figura con esperienza, in grado di garantirci il giusto background per affrontare la situazione». Il manager lavorerà in loco, direttamente nelle palazzine dell’ex Moi. Saranno sostanzialmente due le fasi: la prima, uno studio di fattibilità, si svolgerà insieme alle persone che si trovano all’interno delle palazzine. La seconda invece permetterà di individuare una palazzina tra le quattro occupate in cui iniziare a sperimentare i percorsi di inclusione.

Appendino: "La responsabilità è mia"
La scelta di affidarsi a un project manager rappresenta senz’altro un punto di svolta e un approccio innovativo. Perplesso Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord: «E’ normale che il manager della Compagnia di Sanpaolo? La Città è la Città e dovrebbe muoversi in autonomia». Chiara Appendino non ci sta e risponde piccata alla critica del consigliere: «Le responsabilità sono sempre mie. Sta al sindaco trovare soluzioni. La Città è capofila del progetto, con oneri e onori». Quello che emerge è la volontà dell’amministrazione di garantire a tutti i costi i diritti e la dignità degli attuali occupanti. Il processo di inclusione, d’altra parte, mira proprio a questo. Ecco perché, pur ribadendo la volontà di affrontare e risolvere il problema una volta per tutte, la sindaca avverte: «Le persone non sono pacchetti da spostare utilizzando 500 poliziotti»