3 dicembre 2020
Aggiornato 17:30
Stadio Filadelfia

L’antimafia piomba sul nuovo Stadio Filadelfia: nel cantiere l’ombra della ’Ndrangheta

Sotto la lente della Dia i rapporti tra l’amministratore di una ditta subappaltatrice e un condannato per droga e riciclo di soldi della ’Ndrangheta. La prefettura fa scattare un provvedimento interdittivo

TORINO - E’ quasi tutto pronto, il nuovo Stadio Filadelfia è completo al 90% ma un’ombra scuote il mondo granata: un’ombra pesante, quella della ‘Ndrangheta. A muoversi è stata addirittura la l’antimafia. Come rivelato dal senatore Stefano Esposito, il 1° marzo il prefetto ha fatto scattare un provvedimento interdittivo verso una società subappaltatrice a lavoro nel cantiere dello stadio. «Ho parlato con il prefetto. L’interdittiva è scattata a seguito delle procedure di controllo correttamente avviate dalla stazione appaltante Scr» ha rivelato il senatore al quotidiano La Stampa.

I rapporti sotto la lente dell'antimafia
Si spiega così l’irruzione della Dia nel cantiere, avvenuta qualche mese fa. Gli agenti, durante la visita a sorpresa, avrebbero infatti trovato al suo interno una persona alquanto sospetta: I.D.A., 55 anni, condannato per droga e ricco di soldi della ’Ndrangheta in un processo precedente. Una persona capace di entrare nelle carte dell’inchiesta sulla costruzione di grandi opere torinesi come il Tav, l’ex Moi e il Palavela. Sono proprio i rapporti tra I.D.A e l’amministratore della società subappaltatrice a insospettire gli inquirenti. Due soggetti ritrovatisi nel cantiere dello stadio Filadelfia. Massima attenzione, dunque: anche perché la presenza delle mafie nei cantieri piemontesi non è di certo una novità, come testimoniato dalla vicenda di Mauro Esposito, l’imprenditore rovinato dalla ’Ndrangheta.