27 maggio 2020
Aggiornato 02:00
Storie di Torino

Consumata già dai romani e rivisitata da Cristoforo Colombo, la storia della polenta

Il piatto che ha cambiato le abitudini alimentari di Torino mutando per sempre il panorama e la cultura cittadina

TORINO - Pochi alimenti hanno influenzato la storia del nostro Paese così profondamente come ha fatto la polenta. Questo piatto semplice e di umili origini ha infatti portato con se incredibili cambiamenti capaci di stravolgere e ridisegnare completamente i profili rurali del Nord Italia, nonché stravolgere le abitudini alimentari dei torinesi e non solo.

La polenta nella storia
Data la semplicità della ricetta della polenta certamente anche gli uomini delle caverne hanno riprodotto e consumato un qualche tipo di pseudo-polenta, macinando grossolanamente e poi cucinando in acqua bollente cereali dei più svariati tipi. Le prime testimonianze certe però arrivano con i babilonesi, gli egiziani e ovviamente i romani; per quest’ultimi infatti la polenta, che loro chiamavano «puls», costituiva l’elemento base della propria alimentazione. E’ importante sottolineare però come la polenta delle antiche popolazioni italiche fosse molto differente da quella che conosciamo noi oggi, infatti il «puls» era fatta con il farro. Solo successivamente, con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo e la conseguente importazione in Europa del cereale dorato chiamato dagli indigeni «mahiz», si verrà a creare il binomio vincente tra polenta e mais. Da quel momento in poi si andò a consolidare lo strapotere del granturco (chiamato così poiché di origine esotica) visto come rimedio immediato e a basso costo a un problema che affliggeva  gran parte della popolazione: la fame. Il settecento fu infatti un secolo segnato da una serie ciclica di tremende carestie alle quali il mais fu l’unica risposta possibile.

La polenta oggi
Come abbiamo visto sopra la polenta gialla (il colore caratteristico dato dal mais) così come noi la conosciamo è in realtà un prodotto relativamente recente essendo di fatto una pietanza che viene consumata regolarmente da poco più di 200 anni. Nonostante la storia la voglia legata alla fame e a carestie oggi la polenta è il piatto della festa. Questo perché tradizionalmente veniva consumata nelle famiglie (una volta composte da tantissime persone) tra rumore, gioia, risate, affetto e quel calore che solo la famiglia è in grado di donare. Insomma era un vero e proprio giorno di festa.

Volete una «fetta di polenta»?
La fama e l’influenza della polenta fu tale da trovare spazio in ogni campo della vita, dalla letteratura (la più celebre comparsa è nei Promessi Sposi di A. Manzoni) all’architettura. Avete capito bene, persino nell’architettura la polenta ha detto la sua, volete un esempio? La famosissima e particolare casa Scaccabarozzi a Torino in via Giulia di Barolo la quale per colore e forma ricorda proprio una buona fetta di polenta.