20 ottobre 2017
Aggiornato 00:00
Bufera sul calcio minorile

Pornografia minorile e violenza sessuale, arrestati due allenatori di calcio giovanile

L’indagine è partita dalla denuncia di violenza sessuale da parte dei genitori di un calciatore di 16 anni. Nella bufera sono finiti due allenatori di 20 e 50 anni e un arbitro di calcio giovanile

TORINO - Un’indagine della polizia postale di Torino ha portato all’arresto di due allenatori di squadre giovanili di calcio e al provvedimento dell’obbligo di firma per un arbitro loro amico. I tre, residenti nel torinese, sono accusati a vario titolo di aver sfruttato diversi ragazzini utilizzando internet al fine di ottenere e diffondere materiale di natura pedopornografica, nei casi più gravi consumando anche violenze sessuali ai danni degli adolescenti coinvolti, la maggioranza dei quali ruota intorno al mondo del calcio giovanile: uno di loro è in carcere, un altro agli arresti domiciliari e l’ultimo è gravato dall’obbligo di firma.

La denuncia di due genitori
Tutta l’indagine è partita dalla denuncia per violenza sessuale presentata dai genitori di un ragazzino con la passione per il calcio: il ragazzo, appena sedicenne, aveva trovato il coraggio di raccontare alla madre che il suo allenatore, un ventenne torinese, aveva tentato un approccio sessuale notturno quando, in preparazione di un importante partita, aveva dormito a casa di quest’ultimo. Dall’esame del minore, condotto mediante modalità protette per salvaguardare l’integrità psico-emotiva del giovane, gli agenti di polizia hanno tratto gli elementi sufficienti per procedere alla successiva perquisizione dell’allenatore. Il ventenne, da quanto emerso dal materiale sequestrato, adescava le proprie «prede» in base all’età e le classificava attraverso l’anno di nascita. Dopo essersi procurato la loro fiducia, interagiva in chat con le giovani vittime soggiogandole, con velate intimidazioni riferite all’ottenimento di un ruolo da titolare in squadra. Se questo non funzionava cercava di sedurre i ragazzi promettendo loro guadagno o altre utilità personali.

Dall’allenatore ad altri due soggetti coinvolti
Dal quadro della situazione sono emersi altri due soggetti, rispettivamente un allenatore cinquantenne e un arbitro di calcio delle giovanili, con cui il ventenne condivideva dati e materiale acquisito sulle vittime. L’ipotesi investigativa è stata confermata da più di 15 minori ascoltati presso gli uffici di polizia con l’assistenza psicologica necessaria. Per l’allenatore ventenne sono stati disposti dal Gip di Torino gli arresti domiciliari presso la propria abitazione, con l’assoluto divieto di uso di strumenti telefonici e informatici per la comunicazione all’esterno. L’analisi del materiale sequestrato all’allenatore cinquantenne ha invece permesso agli investigatori di appurare che questi sfruttasse il collega più giovane per collezionare materiale pedopornografico sempre aggiornato, rinvenuto in gran quantità sui supporti informatici nella sua disponibilità. Per lui la Procura ha richiesto e ottenuto la misura della custodia cautelare in carcere. L’arbitro è invece un architetto torinese: questo non si è dimostrato interessato tanto al materiale multimediale quanto a combinare incontri diretti con i minori, anche dietro la scusa della pratica di massaggi tonificanti ai ragazzi. In più di un’occasione i due (arbitro e allenatore) si recavano con i minori in luoghi isolati, per insegnare loro a guidare, sfruttando la circostanza per tentare approcci sessuali contro la volontà degli stessi. Le indagini della polizia postale proseguono anche al fine di scongiurare ulteriori eventuali effetti prodotti dalle gravi condotte criminali attuate con modalità diverse dai tre soggetti.